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martedì 6 luglio 2021

Est (Dittatura Last Minute) finalmente al Cinema!

“EST – Dittatura Last Minute” è un originale road-movie ambientato nel 1989 alla vigilia della caduta del muro, tratto da una storia vera e girato tra il Cesenate e la Romania. Il film è scritto e diretto da Antonio Pisu (che ritorna alla regia dopo la sua opera prima Nobili Bugie) e prodotto da Genoma Films di Paolo Rossi Pisu, e in collaborazione con Maurizio Paganelli e Andrea Riceputi, autori del libro “Addio Ceausescu” da cui è tratta la sceneggiatura. La storia nasce appunto da un’idea degli stessi Maurizio Paganelli e Andrea Riceputi che nel 1989, giovani ventiquattrenni dal grande entusiasmo, intrapresero con un amico il viaggio raccontato nel film. Il ruolo del protagonista è affidato a Lodo Guenzi – voce e chitarra de Lo Stato Sociale nonché diplomato all’accademia di Arte Drammatica Nico Pepe – che con il film EST – Dittatura Last Minute fa il suo esordio sul grande schermo. Al suo fianco gli altri due attori esordienti Matteo Gatta e Jacopo Costantini.

EST( Dittatura last minute) alle Giornate degli Autori

Un road movie ambientato nel 1989 alla vigilia della caduta del muro, tratto da una storia vera. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, Il film è stato premiato a New York Int Film, all' Istanbul Film Awards, al Druk Int Film, al Calcutta Int Film. EST - Dittatura Last Minute è un road movie in cui succedono tante cose al limite della credibilità e che però in quegli anni, in quei luoghi e con l'ingenuità "un po' cogliona" dei ventenni di allora accadevano davvero.

sabato 6 ottobre 2018

THE HUMAN FILM//the trailer

Dove finisce la realtà e dove inizia la messa in scena? La finzione cinematografica, il paradosso della realtà filmica, è tutto giocato su un tacito patto con colui che guarda. Posso ingannarti (purchè ti abbia opportunamente informato) con una costruzione narrativa plausibile, oppure presentarti la realtà così come la macchina da presa può cogliere direttamente dagli eventi, senza che questi vengano in qualche modo modificati da chi li riprende, con la logica e gli stilemi riconoscibili del documentario. E’ su questo discrimine incerto che si operano tutte le falsificazioni possibili, tutte le contraffazioni dei falsi documentari che nascondono elaborate “messe in scena”; pur tuttavia il pubblico viene informato su ciò che sta guardando, fiction o documentario, vero o falso che sia. L’ambiguità crea disagio qui come non mai. "The Human Film" è un film ambiguo, spurio, linguisticamente scorretto perché scompagina con intelligenza le regole più elementari del patto con lo spettatore. Presentato come fiction, il film di Ciusa non svela il suo dispositivo ed elude qualsiasi tipo di informazione sulla storia o non-storia, sui personaggi e gli interpreti. Il video, con la sua immediatezza un po’ brutale, talvolta consente di aprire inusitati canali di senso e di giocare ambiguamente, come in questo caso, su realtà e fantasia. Lo hanno fatto i cineasti di Dogma, alla ricerca di uno sguardo “casto”, non inquinato da effetti speciali e luci aggiuntive, l’unico artificio ammesso era quello dettato dalla finzione narrativa, tuttavia anche qui non c’era inganno tra verità e finzione. Ma l’ambiguità del film, la sua affascinante scorrettezza, non è solo costruita sui personaggi ma è soprattutto linguistica, nel suo giocare con categorie schematiche (fiction e documentario) per scompaginarne lo schema, senza nel contempo suggerire chiavi di lettura e di comprensione salvo forse gli eloquenti titoli di coda. Qualcosa di simile è stata creata da Ciprì & Maresco con cinico-TV, ma in questo caso saltava subito agli occhi la maestosità della messa in scena e lo sgangherato realismo degli attori. Le immagini del film di Ciusa si sottraggono alla logica della fiction, cercando di negare anche quella del documentario. Il mondo, come diceva diversi anni fa Piergiorgio Firinu, è irrappresentabile, ma alcuni cineasti come Ciusa, pur consapevoli di ciò, continuano inesausti a tracciare con la loro telecamera le mappe dei propri miraggi come cartografi impazziti.

 Gabriele Veggetti (critico cinematografico)

mercoledì 22 marzo 2017

Luigi Attrice per "Bagnoli Jungle" di Antonio Capuano


Bagnoli. Tra le rovine dell'Ilva, grande fabbrica di progresso ieri, desolato atto d'accusa oggi, si muovono e vivono e sopravvivono Giggino, Antonio e Marco. Tre generazioni diverse, che nell'arco di tre capitoli s'incrociano occasionalmente. E che incrociano, ora l'uno ora l'altro, musicisti di strada e pittori d'appartamento, monache e malavitosi, casalinghe discinte o disperate, bottegai satolli e migranti morti di fame. E ancora rappers, "fujenti", gente normale in un corteo di protesta... Senza un ordine, senza un senso. Se non quelli che restano dove la Storia ha smarrito la sua strada per ritrovarsi in una steppa, o in una giungla, desolata, inquinata e vuota. 

Alex de La Iglesia

Nato a Bilbao, nei Paesi Baschi, il 4 dicembre del 1965, de la Iglesia è cresciuto con la passione per il cinema e i fumetti. Si laurea in filosofia all'Università di Deusto. Dopo la laurea pubblica il suo primo romanzo intitolato Payasos in la lavadora. Frequentando vari cineclub riesce man mano ad introdursi nel mondo cinematografico, passando per la televisione, infatti è stato direttore artistico del programma Todo por la Pasta. Nel 1991 realizza il cortometraggio Mirindas asesinas che riceve svariati premi, durante una di queste premiazioni conosce il regista Pedro Almodòvar, e grazie alla sua casa di produzione El Deseo, debutta con il suo primo lungometraggio, il film di fantascienza Azione mutante.
Nel 1995 dirige Maria Grazia Cucinotta ne Il giorno della bestia, guadagnandosi un premio Goya come miglior regista, mentre nel 1997 dirige Javier Bardem in Perdita Durango. Negli anni seguenti dirige i film Muertos de Risa, La comunidad - Intrigo all'ultimo piano e Crimen perfecto - Finché morte non li separi, commedie nere caratterizzate da un'ironia grottesca.
Nel 2008 dirige il suo primo film in lingua inglese, Oxford Murders - Teorema di un delitto con Elijah Wood e John Hurt. Il successivo Ballata dell'odio e dell'amore viene presentato in concorso nel 2010 alla Mostra del cinema di Venezia, con il quale vince il Leone d'Argento per la miglior regia. Ha presentato il suo ultimo film La fortuna della vita (La chispa de la vida) (2011) alla Berlinale 2012.

breve chiacchierata con Gianni Amelio!


Alcuni cenni biografici tratti da Wikipedia...
Nel 1982, entra nel circuito cinematografico propriamente detto: il film Colpire al cuore, presentato alla mostra cinematografica di Venezia, che affronta coraggiosamente lo scottante tema del terrorismo nell'ottica di un rapporto contrastato tra padre e figlio, riscuote il favore della critica. I consensi si confermano nel 1987 con I ragazzi di via Panisperna, che racconta le vicende del gruppo di fisici di cui facevano parte, negli anni trenta, Enrico Fermi ed Edoardo Amaldi. Girato in due versioni - una più lunga per il piccolo schermo - ottiene numerosi riconoscimenti, tra cui il premio per la miglior sceneggiatura al Festival Europacinema di Bari, il premio per il miglior film al Festival di Abano Terme, e il Premio Valmarana. Nel 1989 il film Porte aperte, tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia e superbamente interpretato da Gian Maria Volonté, lo lancia come autore di dimensioni internazionali e gli procura una nomination all'Oscar nel 1991. Vince inoltre 4 premi Felix, 2 Nastri d'Argento, 4 David di Donatello e 3 Globi d'Oro assegnati dalla stampa estera in Italia.

Nei quattro film che seguono Porte aperte, sviluppa tematiche legate alla realtà sociale con dolorosa partecipazione e sensibilità artistica. Con Il ladro di bambini, il suo maggior successo commerciale, vince nel 1992 il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes e l'European Film Award come miglior film, oltre a 2 Nastri d'Argento, 5 David di Donatello e 5 Ciak d'Oro. Lamerica si aggiudica nel 1994 il premio Osella d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia, oltre al Premio Pasinetti come miglior film. Inoltre vince 2 Nastri d'Argento, 3 David di Donatello e 3 Ciak d'Oro. Quattro anni dopo, Così ridevano, probabilmente il suo lavoro di più difficile comprensione per il grande pubblico, vince il Leone d'Oro, sempre alla Mostra del cinema di Venezia.

venerdì 17 marzo 2017

"Tanna" film Australiano agli Oscar, della serie gli ho portato fortuna, essendo stato il primo ad intervistarli


In una società tribale del Pacifico meridionale, una ragazza, Wawa, si innamora di Dain, il nipote del capo tribù. Quando una guerra fra gruppi rivali si inasprisce, a sua insaputa Wawa viene promessa in sposa ad un altro uomo come parte di un accordo di pace. Così i due innamorati fuggono, rifiutando il destino già scelto per la ragazza. Dovranno però scegliere fra le ragioni del cuore e il futuro della loro tribù, mentre gli abitanti del villaggio lottano per preservare la loro cultura tradizionale anche a fronte di richieste di libertà individuale sempre più incalzanti.
 Un aneddoto curioso: durante la presentazione del bel film del duo australiano Butler/Dean, i simpatici aborigeni furono un po' abbandonati dalla produzione ed anche dagli autori, intenti alle PR con la stampa, con i critici e balle varie...Andai in soccorso dei simpatici ragazzi, che si erano timidamente sistemati in un angolo della hall, e riempì i loro bicchieri di vino e portai loro anche dei dolci.
Ricambiarono questo gesto regalandomi un braccialetto che conservo qui a casa...

martedì 14 marzo 2017

Gianni Canova, della serie "sti cazzi"...


Beh Canova è indubbiamente uno che ne sa; uno che dice che è anche il tempo di osare, soprattutto per chi- come molti- hanno pochi mezzi, va rispettato e ascoltato. Siamo stanchi del solito cinemino italiano da tinello, cucina, lite in famiglia e tematiche tardo giovaniliste...E' proprio qui la questione, e sono proprio io a suggerirgli la "necessità di Sistema" di individuare un tema unificante (che dovrebbe/potrebbe essere "la crisi")...staremo a vedere!

sabato 5 marzo 2016

Valerio Caprara ci parla di noir: Fuller, Ray, ma anche Gaudino...




Dopo l'inchiesta sulla morte del cinema di genere in ITA -fatta nell'era Muller/Tarantino- con la conseguente riduzione/amputazione della filiera produttiva che dava lavoro a molti professionisti e teneva alto il livello qualitativo del nostro cinema; dopo le mini interviste/inchiesta a Moscati, Crespi, Giusti sull'ascesa incontrastata del seriale e sulla necessità di rivedere molte scelte filmiche all'interno del Festival, la domanda che mi sono e ho posto agli addetti ai lavori, tra cui l'ottimo Valerio Caprara, è se sia possibile una terza via per il cinema, una via alternativa tra i noiosi blockbuster e il dominio assoluto- e forse anche strameritato- dei serial TV.

La terza via c'è, ed è la via che hanno già preso autori della portata di Pippo del Bono, Patricio Guzman, Jonathan Couette e, secondo Caprara, anche Gaudino, in concorso al Festival con "Per amor vostro"...buona visione...

PS: per i nostalici- come me- si parla anche di Samuel Fuller ed Orson Welles...

domenica 14 dicembre 2014

Sul "Pasolini" di Abel Ferrara con i contributi di Maria de Medeiros, Adriana Asti e Abel Ferrara. By Walter Ciusa



Faccio outing: "non sono andato a vederlo in Anteprima al Festival- troppa ressa-, ma lo stesso mi spingo ad alcune considerazioni sulla bontà o meno dell'operazione". Abel Ferrara è stato uno dei più grandi cineasti viventi nel decennio tra la fine degli anni 80 e la fine dei 90, quando- purtroppo- abbandonò il sodalizio artistico con l'amico sceneggiatore Nicholas St John. Memorabili e di quel periodo ci rimangono: "Il Cattivo Tenente", "Occhi di serpente", "The addiction", "The Funeral", "King of New York". Nel dopo St John forse solo " Mary" e 4:44 Last day on earth, sono films degni di nota.
Spesso di fronte ad operazioni complesse come il "Pasolini" di Ferrara, la critica cinematografica dà giustamente allo spettatore la doppia opzione "Perchè sì/perchè no" e il film del bad boy del Bronx, si presta perfettamente a questo gioco.
Perchè sì: pochi lo ricordano, soprattutto tra i giovani, che al limite ne hanno sentito parlare alla lontana e in maniera confusionaria; e anche pochi registi/scrittori e intellettuali ne omaggiano o citano lo straordinario percorso creativo ed esistenziale del poeta di Casarsa. Mi ricordo ancora la visita di Nanni Moretti alla tomba del Sommo, nella prima parte dell'ottimo "Caro diario". E quindi perchè non conservarne anche solo il ricordo, attraverso il linguaggio breve ed emozionale del cinema, che tanto piace ai giovani, anche solo su quello che Abel definisce "The last day"? E poi c'è anche un cast di attori di rango internazionale.
Perchè no: Pasolini meriterebbe un'intera sezione al Festival con proiezioni dei suoi films, reading letterari, performance, dibattiti. E nessun film, nessun biopic, sarebbe anche lontanamente in grado di raccontare la complessità di questo eroe del 900. Meglio quindi- e qui cito Squitieri- affidarsi ai documenti video da mostrare in ordine cronologico, che ne testimonino le fasi, i suoi molteplici interessi, i cambiamenti. Essere estremamente creativi, come Pasolini (o persino volerlo essere a ogni costo, come notano gli osservatori meno benevoli), e perciò passare da un campo all'altro (dal romanzo al cinema e alla critica sociale, sociologica ed economica), ha un suo costo: quello di seminare di perle (romanzi, poesie, film, documentari, testi teatrali) il proprio cammino ma anche di intuizioni, magari brucianti, ma proprio perché tali, poco organiche e di difficile se non di impossibile interpretazione "postuma". Quindi ribadisco: meglio affidarsi ai documenti.

Adriana Asti al Festival di Venezia 2014 presentando "Pasolini" di Abel Ferrara by Walter Ciusa



 Disinvolta, perfino scorretta, in fondo più umana. Adriana Asti è l'anima desnuda del teatro italiano che, influenzata dallo spirito più inquieto (almeno dal punto di vista storico) della rivoluzione culturale del '68, si è fatta più ardita. Attrice teatrale e cinematografica (nonché doppiatrice) ha lasciato che, di tanto in tanto, la sua mano femminile svicolasse decisa persino sul fondoschiena dell'amato cinema europeo, anche se non sempre l'abito e l'atmosfera sono da serata di gala con grandi autori. Un gesto da ruvido West, che deve esserle rimasto appiccicato dopo che tanti registi hanno visto in lei un'interprete grandiosa e travolgente di pellicole che sfioravano l'erotico. Altra storia e altra stoffa, ovviamente. Perché la recitazione davanti alla cinepresa è quanto di più diverso esista da quella di fronte al grande pubblico di un teatro. Ma addosso, e in entrambe le dimensioni, le è rimasta la stessa originalità ironica e molto milanese.
Nata a Milano il 30 aprile 1933, comincia a recitare negli Anni Cinquanta, esclusivamente a teatro, sotto l'ala protettiva di Giorgio Strehler e del suo Piccolo Teatro di Milano. Già nel 1952, recita accanto a Lilla BrignoneAlberto LupoRomolo ValliTino Buazzelli eTino Carraro in "Elisabetta d'Inghilterra". Seguiranno un gran numero di performances sul palcoscenico, tutte da trattenere il fiato, ma fra le tante si ricordano principalmente: "Questa sera si recita a soggetto" (1962) di e con Vittorio Gassman; "Mito e Libertà" (1962), sempre con Gassmanalla regia; "Le bonnes" (1980) con Manuela Kustermann, "Santa Giovanna" (1984); "Giorni felici" (1985, poi replicato nel 2010); "La locandiera" (1986); "Tre uomini per Amalia" (1988) e "Ferdinando" (2000). Anche se forse la sua più grande interpretazione rimane quella in "Alcool" da lei scritto e interpretato che le fa ottenere i Premi Siae e Duse.

Semplicemente "Maria de Medeiros" by Walter Ciusa

Come non ricordarsi della immensa "Fabienne", tenera e indifesa compagna del supercazzuto "Butch Coolidge"? E poi quel pianto a dirotto, a seguito della scomparsa dell'orologio, trovato prima negli orifizi del nonno caduto nella guerra in Corea, poi del padre, morto da eroe in Vietnam. Dal ruolo regressivo di "fragile compagna" di un pugile assassino, a quello impegnato nel Pasolini di Abel Ferrara. Corsi e ricorsi storici: esattamente 20 anni dopo Tarantino, a chiudere il cerchio con l'altro grande regista di culto degli anni 90: Abel Ferrara. Do you remember "Dangerous Game", "The Addiction", Il Cattivo tenente?. Questione di stile!

Il tirando le somme di Alberto Crespi Festival di Venezia 2014 by Walter Ciusa


Morte a Venezia o semplice Eutanasia? Sono ancora i fantasmi di Bellocchio e di Luchino Visconti ad aleggiare incontrastati sul Festival.
Semplice Eutanasia almeno per i 3 buoni films italiani in concorso. Questo il parere di Mr Hollywood Party, al secolo Alberto Crespi, che di questa edizione griffata "Hana & Barbera", salva ben poco, soprattutto tra i films in concorso: Storie della regista iraniana....il sempre eccellente Konchalosky, e come anticipato, i 3 films italiani.
E' quindi lecito interrogarsi sul senso di tenere in piedi un baraccone così costoso, per godersi una manciata di films sui 70-80 in programmazione.
Di questo passo l'Hotel Excelsior, luogo di peregrinaggio cinefilo e simbolo del Festival, vedrà lo scorrere del sangue nei propri corridoi, il neo Overlook Shinig Hotel nato sulle ceneri dell'Excelsior, sarà la nuova Cattedrale su cui porre le fondamenta per qualcosa di veramente nuovo. Ci aveva provato Marco Muller, e in parte vi era riuscito, grazie alla strabiliante operazione sui "generi(s) con la benedizione di Quentin Tarantino; sta invece clamorosamente fallendo Barbera.
Allora perchè non aprire, proprio al Festival, una sezione dedicata interamente al seriale, visto che il Cinema Indipendente, ha abdicato il proprio ruolo di guida, soprattutto nei Festival, luoghi di gestazione di autori in cerca del grande salto. Le forze più originali, come afferma Crespi, non sono più nell'indipendente, ma nel seriale-a questo ci ero arrivato già da parecchi anni (vedi intervista con Squitieri)- ed è proprio quella componente di novità, che deve essere intercettata da chi ha un ruolo di organizzatore e selezionatore all'interno di uno dei Festival più importanti al mondo.

Ron Mann "Venice Film Festival 2014" presenting "Altman" by Walter Ciusa

t Cuts", "The players"... L'ho incontrato la prima volta al Biografilm 2012- eravamo entrambi in concorso- e a distanza di un paio d'anni al Festival di Venezia per la World Premiere di "Altman", biopic su uno dei maggiori esponenti della New Hollywood. Tra aneddoti e curiosità, Ron Mann mi parla del suo amore mai tramontato per la Beat Generation, ma anche di Jazz, a cui dedicò il suo primo lungometraggio e ovviamente del famoso "Poetry in motion", straordinario spaccato della cultura beat nella sua fase quasi terminale; alla premiere del 1982 a Los Angeles, dimenticati i pass per accedere in sala- non siamo in Italia- Ron comprò una cassetta di lattine di birra e se le scolò in caompagnia di Charles Bukowski, in uno spazio adiacente al cinema. Erano proprio altri tempi. Alla mia domanda sui suoi progetti futuri, Ron mi risponde che ci sono 2 motivi per i quali si fa un film: o ami qualcosa intensamente, o la odi con la stessa intensità e ora il nostro Ron, ha deciso di innamorarsi nuovamente, anche grazie all'Italia, Paese che ama e che gli sta dando parecchie soddisfazioni: 5 minuti di standing ovation per questo biopic sul leggendario Robert Altman! Do you know "Mash", "Nashville", "The long goodbye", "Short Cuts", "The players"...

lunedì 29 settembre 2014

Marco Giusti al Festival del cinema di Venezia 2014


Quando mi aggiro camera-munito per il Festival, Mr Stracult mi concede, tra una visione di un film ed il successivo, quei 5-6 minuti. Ed è un piacere! Terminata l'invenzione "sui generi(s)" del trio Muller/Giusti/Tarantino, non rimane che raccogliere i cocci di questa entusiasmante esperienza: il Gomorra di Sollima è figlio di questa bravata dei 3 Godfellas, anche se- sottolineo io- i temi di mafia e camorra sono stati ben indagati dai Maestri degli anni70:

Lenzi, Squitieri, Di Leo, ecc. Certo, meglio che niente, però...E poi come non citare quell'autentico gioiello di "House of Cards" con Kevin Spacey nella doppia veste di attore e produttore? Che sia tornata l'epoca pre Paramount Decrees, dove l'integrazione verticale del sistema produttivo, consentiva agli sceneggiatori di avere un ruolo di vitale importanza?

venerdì 12 ottobre 2012

Marco Giusti (Festival di Venezia 2012)


Marco Giusti (Grosseto, 1953) è un critico cinematografico, autore televisivo, regista e studioso di cinema italiano.
Ha realizzato diversi programmi televisivi, tra cui Blob, Blobcartoon, Fuori orario, La situazione comica, Carosello, Scirocco, Orgoglio coatto, Fenomeni, Matinée, Soirée, Cocktail d'amore, Stracult e Base Luna.
Nel 1996 ha curato la mostra su Carosello per la Triennale di Milano, nel 2004 la retrospettiva Italian kings of the B's - Storia segreta del cinema italiano per la Mostra del cinema di Venezia, per la quale cura anche, nel 2007, la rassegna sul western all'italiana e nel 2010 la retrospettiva La situazione comica.
Tra i numerosi saggi da lui scritti si ricordano quelli dedicati alla storia di Carosello e le biografie di Moana Pozzi, Stan Laurel e Oliver Hardy, Roberto Benigni e Totò.
Collabora da molti anni con L'Espresso e Il Manifesto.
È genero dell'ex ministro repubblicano Oscar Mammì[1], avendone sposato la figlia Alessandra, critica cinematografica de L'Espresso.

venerdì 14 settembre 2012

Il Principe Carlo Giovannelli ci parla del suo amore per Gina Lollobrigida

















(nella foto un straordinario GRUPPO DI ANGOLISTI)
Qual è il legame che intercorre tra il Principe e "Gina la Divina"?
Un paio di viaggi insieme di cui uno nelle Filippine-il Principe ci ricorda quanto Gina la divina fosse popolare anche nell'arcipelago asiatico-un altro viaggetto in Sud Africa!
E il principe cosa pensa del cinema italiano?
Era un cinema semplice che costava poco ed è rimasto nel cuore di tutti gli italiani.
I Giovanelli furono un illustre casato originario di Bergamo.
Il 29 settembre 1668, a seguito dell'acquisto di un latifondo nel bergamasco, furono innalzati dal Senato veneziano alla dignità comitale, con i predicati di Morengo e Carpenedo; il 27 dicembre di quello stesso anno, invece, a seguito del versamento della somma dei 100.000 ducati previsti per l'ascrizione al corpo patrizio veneziano, un decreto del Senato concesse ai membri di questo casato di accedere al Maggior Consiglio.

mercoledì 12 settembre 2012

Non solo Daniele Ciprì al Festival di Venezia 2012...ma anche un ricordo a Gregorio Napoli


Questa volta è il turno Daniele Ciprì, il bravo direttore della fotografia, fresco vincitore con "La bella addormentata" di Marco Bellocchio. Disponibile, gentile, ci parla oltre che dei suoi ancora incerti progetti futuri, dell'amicizia che lo legava con l'amico Gregorio Napoli, recentemente scomparso. Dietro di lui, uno scatenato Alessandro Cocco, l'angolista catodico più conosciuto al mondo- 28000 le ospitate televisive- che non disdegna la caccia al vip. Riuscirà a farsi fotografare con Ciprì ma soprattutto sarà il primo degli angolisti alla corte dell'ex di "Cinico TV? STAY TUNED!


lunedì 10 settembre 2012

Lovi Poe -Venice Film Festival 2012- and a special thank to ATYPICALMOVIE



Singer-actress Nora Aunor is looking forward to a ttending the world premiere of her latest movie, “Thy Womb (Sinapupunan),” at the 69th Venice International Film Festival on Thursday.
Brillante Mendoza, who directed the film, told the Inquirer last week: “Nora earlier told me how excited she was. This is her first time to attend th
ed-carpet premiere of a film that’s in competition in one of the world’s top three international film festivals. Apparently, she wasn’t present at the Berlin premiere of [Ishmael Bernal’s] ‘Himala’ in 1983.”
The international festivals in Venice, Berlin and Cannes are considered the top three.
(Aunor recalls that she made it to the premiere of Lino Brocka’s “Bona,” which was exhibited in the Directors’ Fortnight section of Cannes in 1981. Scriptwriter Ricky Lee also says Aunor attended the Moscow fest where “Himala” was screened in 1983, and the Cairo fest in 1996, where she won best actress for Joel Lamangan’s “The
red carpet. Cast Flor Contemplacion Story.”)
Aunor told the Inquirer that she would wear a gown by Filipino designer Nono Palmos, a longtime collaborator, on the Venice
members Lovi Poe and Mercedes Cabral will join Mendoza and Aunor in Venice.
Cabral revealed that she had a complete wardrobe prepared—red-carpet gown by Mitch Desunia; cocktail dresses by Megan Pillos; everyday wear by Anne Garcia; awards night gown by Cebu-based designer Harvey Cenit.
Poe picked clothes from the collections of Ezra for the press con and Cary Santiago for the awards night.

venerdì 7 settembre 2012

La grande fuga di Lino Toffolo


per un decennio, interpreta molti film di successo. Degne di nota, tra l'altro, le sue partecipazioni in film di Monicelli (Brancaleone alle crociate, 1970), Festa Campanile (Quando le donne avevano la coda, 1970; Il merlo maschio, 1971; Quando le donne persero la coda, 1972; L'emigrante, 1973), De Bosio (La Betìa ovvero in amore, per ogni gaudenza, ci vuole sofferenza, 1971), Samperi (Un'anguilla da trecento milioni, 1971; Beati i ricchi, 1972; Peccato veniale, 1974; Sturmtruppen, 1976), Celentano (Yuppi du, 1975), Mogherini (Culastrisce nobile veneziano, 1976) e Risi (Telefoni bianchi, 1976).

L'ultima sua interpretazione cinematografica è nel film satirico Scherzi da prete diretto nel 1978 da Pier Francesco Pingitore, dove Toffolo dà il volto e soprattutto la voce al personaggio di Monsignor Cassola, vescovo da cui dipende la parrocchia dell'irrequieto sacerdote don Tarquinio, interpretato da Pippo Franco.

La televisione [modifica]

La popolarità di Lino Toffolo deve molto anche al piccolo schermo, dove ha cominciato ad apparire verso il finire degli anni sessanta in programmi di intrattenimento. È stato, tra l'altro, a fianco di Alighiero Noschese nella Canzonissima del 1971. Ha inoltre interpretato sigle di programmi televisivi, tra le quali ricordiamo, oltre la citata Johnny Bassotto, anche Lancillotto 008 nel 1980. Nel 1986 Toffolo è stato nel cast di Un fantastico tragico venerdì, condotto dall'attore Paolo Villaggio e da molti altri, e trasmesso su Rete 4.

Dal 7 settembre 1987 Lino Toffolo ha preso il posto di Claudio Lippi nel gioco a quiz di Canale 5 Tuttinfamiglia (produttore Margherita Caligiuri), giunto al quarto anno di trasmissione, quindi è stato confermato anche per il quinto ed ultimo anno, e il quiz fu ripreso dal 19 settembre 1988. Nel 1989 ha affiancato Gino Rivieccio nella conduzione del gioco a quiz Casa mia (produttore Margherita Caligiuri). Successivamente appare nelle due serie di Dio vede e provvede (1997 e 1998) e nelle fiction con Lino Banfi Scusate il disturbo (2009) e Tutti i padri di Maria (2010), mentre nel 2007 partecipa al programma Stiamo lavorando per noi condotto da Cochi e Renato.

Il teatro [modifica]

Nel 1993 Lino Toffolo torna a calcare le scene, interpretando la commedia Tonin bela grazia di Goldoni nell'allestimento del Teatro Stabile di Trieste, con cui ottiene un lusinghiero successo che lo spinge a cimentarsi in altri generi, come l'operetta, con Il pipistrello di Johann Strauss nel 1997, diretto da Gianfranco de Bosio, e con Al Cavallino Bianco di Ralph Benatzky nel 2002 per la regia di Gino Landi. Sarà anche voce recitante in Pierino e il lupo di Sergei Prokofiev nel 2000, ed in Histoire du soldat di Igor Stravinski nel 2002, di cui cura anche la regia. È anche autore di alcune commedie, tra cui Gelati caldi, Fisimat e Lei chi è (2011)

L'esordio alla regia: Nuvole di vetro [modifica]

Nei primi mesi del 2006 Lino Toffolo presenta il suo film Nuvole di vetro, da lui scritto, diretto ed interpretato, i cui dialoghi sono interamente in lingua veneta. Esordisce così nella regia cinematografica con un'opera che ha riscosso i consensi di buona parte della critica[1][2].

PS: qualcuno sa riconoscere il signore che gli chiede un autografo????

Lisbona, cosa vedere in 3 giorni? Camminare, ascoltare, restare tra Fado e Saudade #fado #lisbona

TU-Resta è una serie di video-racconti di viaggio. Non guide turistiche, ma attraversamenti emotivi. In questo episodio: Lisbona. Lisbona s...