martedì 11 dicembre 2007

Dove finisce la realtà e dove inizia la messa in scena?


David Cronenberg, uno dei più grandi registi della storia del cinema, affermava fino a non molto tempo fà, che il primo modo per conoscere e capire un Paese, è analizzarne la TV, meglio ancora la pubblicità, che influenza e molto spesso determina i nostri comportamenti consumistici.
Feurerbach, filosofo tedesco dell' 800, è passato alla storia con una massima, che ha anticipato i nostri tempi:"L'uomo è ciò che mangia".
Da questo sillogismo ne deriva una conclusione che è stata teorizzata anche da altri filosofi e sociologi, in "L'uomo è ciò che consuma". Non ci si scappa. E' proprio così. Siamo quello che consumiamo, almeno nella società occidentale. Torniamo a Croneneberg Noi italiani chi siamo e cosa consumiamo? Stando alle indicazioni pubblicitarie, i nostri consumi non dovrebbero essere variati di molto da quelli di 20 anni fà, visto che la pubblicità è più o meno la stessa, anche per le resistenze al cambiamento del sistema politico-vedi anche conflitto d'interessi- che disegna le traiettorie in cui tutti noi dobbiamo muoverci.
Non c'è più innovazione pubblicitaria dal Carosello-figlio del boom economico-in poi, a parte qualche rara eccezione come Oliviero Toscani che ora lavora molto con l'estero. E se la politica in Italia è conservatrice e gestionale, così la Pubblicità segue lo schema rassicurante-conservatore del Mulino Bianco, che ha molte attinenze con quella dell'8 per mille alla Chiesa Cattolica e con il già datato Ciclone di Pieraccioni. Immagini rassicuranti, fatte apposta per non pensare, per non capire, e il successo al botteghino o nelle vetrine dei supermercati, oltre che nelle casse della chiesa, è assicurato. Ma questa eccesso di buonismo dell'Italian way of life, che ricorda certi film americani degli anni 40 come la "Vita è meravigliosa" di Frank Capra, che attinenze ha con la vita reale? Ben poco! Se avessi 15 anni, vivessi in periferia, con mio padre spesso ubriaco, e mia madre esaurita, di fronte alla pubblicità del Mulino Bianco, diventerei anch'io un vandalo, perchè se questa è la vera vita, ne denoterei di essere proprio sfigato. Un po' come è avvenuto per i primi albanesi che credevano di arrvare nell'isola di Bengodi e si sono trovati in cattività nel nostro Paese e hanno iniziato a delinquere. Siamo proprio tutti albanesi di fronte alla pubblicità. Senza offesa agli albanesi.
Un grande innovatore- uno dei pochissimi- almeno a livello pubblicitario, è udite udite, Lapo Elkiann. Il siparietto tra lui e Lucci-Le Iene- gli ha sicuramente aumentato le vendite dei suoi occhiali (1007 euro il pezzo), ha creato un onda lunga con il fattaccio del travestito, ha ridisegnato i confini in cui possono muoversi figli di papà del Belpaese. A loro tutto è ormai concesso e poi se l'ha fatto Lapo? Non che fossero prima del caso Lapo, avari di possibilità trasgressive, ma ora hanno una giustificazione in più.
La grandezza di Lapo-Lucci stà nell'aver ribaltato ogni dispositivo di comprensione dell'evento. E 'difficile capire se Lucci e Lapo l'abbiano concordata l'intervista. Lapo sembrava onestamente troppo preparato, quasi se il regista occulto Lucci gli avesse suggerito "Sarà un mondo nuovo, un mondo è per generare un sogno". E lo scoop è presto fatto.
QUETSA E' UNA DELLE PAGINE PIU' CRIPTICHE DELLA TELEVISIONE ITALIANA DOPO LO SCHIAFFO SGARBI-D'AGOSTINO ALL'ISTRUTTORIA DI FERRARA del 91.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Walter, però fai attenzione ai dati. Quando si parla di come vanno le
cose, va bene identificare ed isolare delle "spie" fenomenologiche come
fai tu con Lapo, però ci vogliono anche dati, statistiche, ricerche.
Adesso non ho tempo di andarti a cercare i link, però i consumi non
sono affatto rimasti gli stessi di 20 anni fa. Chi si è mummificata è
la tv generalista, non la società. Infatti, più o meno tutti i
pubblicitari sono ossessionati da due cose: a) la fascia 20-35 anni non
guarda più la tv e, quindi, non è raggiungibile dalla pubblicità; b) il
numero complessivo di chi guarda la tv diminuisce di anno in anno (il
40% degli italiani spegne addiritttura l'elettrodomestico se - dopo
aver fatto zapping - non trova nulla di interessante).
Il pubblico
diminuisce ma, in Italia, i prezzi delle inserzioni tv aumentano.
Questo perché un po' la politica e un po' il duopolio fanno sì che il
campione Auditel venga ancora spacciato sul mercato come
rappresentativo. Non a caso Sky, il nuovo competitor in campo, ha
ingaggiato una battaglia "politica" in tal senso rifiutando di
sottoporsi alle rilevazioni Auditel. Il mercato pubblicitario
televisivo, insomma, non è altro che una bolla speculativa e non è
quindi in grado di indicare ciò che consumiamo.
Infine, il 2007 è
l'anno in cui la quota di mercato (globale) della pubblicità su
Internet ha superato in dimensioni e fatturati quella televisiva.
Ciao
ciao.
Riccardo Paccosi

Anonimo ha detto...

ehm, e il sillogismo dov'è?

Walter ha detto...

risp1). a Riccardo: le mie erano considerazioni per far risaltare comunque quel maestro di pensiero di Lapo.
risp2)sillogismo= 2 premesse (Cronenberg e Feuerbach) e 1 conclusione (l'uomo è ciò che consuma)

Anonimo ha detto...

http://it.wikipedia.org/wiki/Sillogismo