domenica 9 aprile 2017


Qui mi cimento in quello che è forse il genere che più mi affascina o almeno ci provo e poi anche apro una piccola parentesi sulle presidenziali americane, dove tra lady Clinton e  mr Trump, non saprei proprio chi scegliere...certo, sarebbero una straordianria coppia noir, degna dei 2 protagonisti di House of cards...

mercoledì 5 aprile 2017

Fernando Pellerano a 8vo Scudetto presenta "Professione selfista, mi selfo quindi esisto"


Fernando Pellerano, giornalista de "Il Corriere della sera" presenta "Professione selfista, mi selfo quindi esisto", facendo una breve digressione sull'attività autoriale di questo autore sui generis Walter Ciusa, che con grande pazienza segue personaggi, storie, luoghi, per periodi piuttosto lunghi, e attraverso il montaggio ne confeziona opere piuttosto singolari e atypiche! Wow

mercoledì 22 marzo 2017

Luigi Attrice per "Bagnoli Jungle" di Antonio Capuano


Bagnoli. Tra le rovine dell'Ilva, grande fabbrica di progresso ieri, desolato atto d'accusa oggi, si muovono e vivono e sopravvivono Giggino, Antonio e Marco. Tre generazioni diverse, che nell'arco di tre capitoli s'incrociano occasionalmente. E che incrociano, ora l'uno ora l'altro, musicisti di strada e pittori d'appartamento, monache e malavitosi, casalinghe discinte o disperate, bottegai satolli e migranti morti di fame. E ancora rappers, "fujenti", gente normale in un corteo di protesta... Senza un ordine, senza un senso. Se non quelli che restano dove la Storia ha smarrito la sua strada per ritrovarsi in una steppa, o in una giungla, desolata, inquinata e vuota. 

Alex de La Iglesia

Nato a Bilbao, nei Paesi Baschi, il 4 dicembre del 1965, de la Iglesia è cresciuto con la passione per il cinema e i fumetti. Si laurea in filosofia all'Università di Deusto. Dopo la laurea pubblica il suo primo romanzo intitolato Payasos in la lavadora. Frequentando vari cineclub riesce man mano ad introdursi nel mondo cinematografico, passando per la televisione, infatti è stato direttore artistico del programma Todo por la Pasta. Nel 1991 realizza il cortometraggio Mirindas asesinas che riceve svariati premi, durante una di queste premiazioni conosce il regista Pedro Almodòvar, e grazie alla sua casa di produzione El Deseo, debutta con il suo primo lungometraggio, il film di fantascienza Azione mutante.
Nel 1995 dirige Maria Grazia Cucinotta ne Il giorno della bestia, guadagnandosi un premio Goya come miglior regista, mentre nel 1997 dirige Javier Bardem in Perdita Durango. Negli anni seguenti dirige i film Muertos de Risa, La comunidad - Intrigo all'ultimo piano e Crimen perfecto - Finché morte non li separi, commedie nere caratterizzate da un'ironia grottesca.
Nel 2008 dirige il suo primo film in lingua inglese, Oxford Murders - Teorema di un delitto con Elijah Wood e John Hurt. Il successivo Ballata dell'odio e dell'amore viene presentato in concorso nel 2010 alla Mostra del cinema di Venezia, con il quale vince il Leone d'Argento per la miglior regia. Ha presentato il suo ultimo film La fortuna della vita (La chispa de la vida) (2011) alla Berlinale 2012.

breve chiacchierata con Gianni Amelio!


Alcuni cenni biografici tratti da Wikipedia...
Nel 1982, entra nel circuito cinematografico propriamente detto: il film Colpire al cuore, presentato alla mostra cinematografica di Venezia, che affronta coraggiosamente lo scottante tema del terrorismo nell'ottica di un rapporto contrastato tra padre e figlio, riscuote il favore della critica. I consensi si confermano nel 1987 con I ragazzi di via Panisperna, che racconta le vicende del gruppo di fisici di cui facevano parte, negli anni trenta, Enrico Fermi ed Edoardo Amaldi. Girato in due versioni - una più lunga per il piccolo schermo - ottiene numerosi riconoscimenti, tra cui il premio per la miglior sceneggiatura al Festival Europacinema di Bari, il premio per il miglior film al Festival di Abano Terme, e il Premio Valmarana. Nel 1989 il film Porte aperte, tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia e superbamente interpretato da Gian Maria Volonté, lo lancia come autore di dimensioni internazionali e gli procura una nomination all'Oscar nel 1991. Vince inoltre 4 premi Felix, 2 Nastri d'Argento, 4 David di Donatello e 3 Globi d'Oro assegnati dalla stampa estera in Italia.

Nei quattro film che seguono Porte aperte, sviluppa tematiche legate alla realtà sociale con dolorosa partecipazione e sensibilità artistica. Con Il ladro di bambini, il suo maggior successo commerciale, vince nel 1992 il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes e l'European Film Award come miglior film, oltre a 2 Nastri d'Argento, 5 David di Donatello e 5 Ciak d'Oro. Lamerica si aggiudica nel 1994 il premio Osella d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia, oltre al Premio Pasinetti come miglior film. Inoltre vince 2 Nastri d'Argento, 3 David di Donatello e 3 Ciak d'Oro. Quattro anni dopo, Così ridevano, probabilmente il suo lavoro di più difficile comprensione per il grande pubblico, vince il Leone d'Oro, sempre alla Mostra del cinema di Venezia.

venerdì 17 marzo 2017

Vi racconto Eleven Rings in 5 minuti



Diventare il miglior allenatore di sempre nel Mondo non è cosa semplice. Oltre a saper allenare a livello tecnico bisogna essere in grado di gestire alla perfezione tutto quello che gira attorno al campo: gli ego smisurati dei giocatori, i media, le intromissioni dei dirigenti; bisogna saper controllare le emozioni sia in caso di vittoria sia in caso di sconfitta pensando spesso all’anno successivo appena dopo aver ottenuto un successo importante. Insomma, per Phil Jackson, diventare Phil Jackson, non è stato per niente facile, come spiega nel suo nuovo libro: Eleven rings. L’anima del successo. Coach Zen è da sempre un uomo enigmatico e controverso capace di far parlare di se non solo per le sue giocate in campo (prima da giocatore e poi da allenatore) ma anche per le dichiarazioni sui suoi giocatori, gli sfottò agli avversari e i battibecchi mediatici con gli altri coach. Il suo essere diverso, e probabilmente unico, l’ha reso l’allenatore più conosciuto e chiacchierato al Mondo, ma per arrivare a essere questo e a vincere undici titoli NBA da capo allenatore ha dovuto passare tante fasi di una vita complessa. Nel suo libro “Eleven Rings – L’anima del Successo” scritto insieme a Hugh Delehanty (con cui aveva già collaborato per Basket & zen. Sacred hoops) ed edito da Libreria dello Sport, racconta nel dettaglio le stagioni della sua carriera da giocatore e head coach, con dettagli sui rapporti con i giocatori e retroscena come sempre molto interessanti.

"Tanna" film Australiano agli Oscar, della serie gli ho portato fortuna, essendo stato il primo ad intervistarli


In una società tribale del Pacifico meridionale, una ragazza, Wawa, si innamora di Dain, il nipote del capo tribù. Quando una guerra fra gruppi rivali si inasprisce, a sua insaputa Wawa viene promessa in sposa ad un altro uomo come parte di un accordo di pace. Così i due innamorati fuggono, rifiutando il destino già scelto per la ragazza. Dovranno però scegliere fra le ragioni del cuore e il futuro della loro tribù, mentre gli abitanti del villaggio lottano per preservare la loro cultura tradizionale anche a fronte di richieste di libertà individuale sempre più incalzanti.
 Un aneddoto curioso: durante la presentazione del bel film del duo australiano Butler/Dean, i simpatici aborigeni furono un po' abbandonati dalla produzione ed anche dagli autori, intenti alle PR con la stampa, con i critici e balle varie...Andai in soccorso dei simpatici ragazzi, che si erano timidamente sistemati in un angolo della hall, e riempì i loro bicchieri di vino e portai loro anche dei dolci.
Ricambiarono questo gesto regalandomi un braccialetto che conservo qui a casa...

mercoledì 15 marzo 2017

Storie video contest

















Prima Menzione speciale della Giuria presieduta da Matteo Garrone
"C'era una volta Gianpierino" di Walter Ciusa
 MOTIVAZIONI: Per la simpatica originalità del personaggio in questione, raccontato
attraverso un linguaggio documentaristico che ben si adatta alla narrazione di un curioso
 voyeur, il quale sia nel nome che nelle ricorrenti manie sembra ricordare uno dei tanti
 anti-eroi di zavattiniana memoria, un "pedinatore" personificato: come diceva lo
scrittore emiliano "I poveri sono matti".
sito del video-contest

Su Cantu in sas Laras - Il Canto sulle Labbra

Su Cantu in sas Laras - Il canto sulle labbra. Poesie, canti d’amore, danze e preghiere della Sardegna con Sergio Ladu, Julie Calbete, Paola Erdas, Stefano Cirino Oggianu, Max jurcev.
Festival WUNDERKAMMER, live in Trieste.
Musa Indiana: Paola Erdas, Fabio Accurso, Shyamal Maitra in a new programme: Ancient music, Indian Music, Contemporary Music....
LIVE MUSIC - MUSICA VIVA

martedì 14 marzo 2017

Omaggio a Pulp Fiction by Walterino




Raccontare Quentin attraverso il suo passaggio veneziano, sfiornado appena la questione dei generi, proprio 20 anni dopo la prima uscita di Pulp Fiction, stracultone che ha rivoluzionato il modo di fare e pensare al cinema. Ci sono le fan di Tim Roth, un bodyguard bolognese che controllava appositamente la stanza di Quentin, pareri illustri di critici come Marco Giusti e di autori come Pasquale Squitieri e Giulio Questi. E poi la splendida Maria de Medeiros che 20 anno dopo Tarantino, torna a recitare con un altro "bad boy" degli anni 90: Abel Ferrara, amato follemente dallo stesso Quentin. Poi c'è una giovane fan, dispiaciuta per il suo misero 38 di piedi, quando- e lo sanno proprio tutti- al feticista Tarantino piacciono le taglie larghe, quelle con almeno un 42- vedi uma Thurman-.

E infine ci sono loro, gli Angolisti. Storie di ragazzi ossessionati dal cinema- ma non solo- capaci di appostarsi ore e ore, nell'attesa anche solo di un cenno, di un saluto o di una firma da parte del Maestro. Naoto Tarantino- così pare che si firmi su facebook- è uno di questi. E' il fan numero 1 di Tarantino, ma questa è un'altra storia che merita un capitolo a parte. Forse!

vi racconto il noir in 6 minuti (dura lex sed lex)


Qui mi cimento in quello che è forse il genere che più mi affascina o almeno ci provo e poi anche apro una piccola parentesi sulle presidenziali americane, dove tra lady Clinton e  mr Trump, non saprei proprio chi scegliere...certo, sarebbero una straordianria coppia noir, degna dei 2 protagonisti di House of cards...

Vi racconto Samuel Fuller in 5 minuti




Uno dei più emozionali autori della storia del cinema, amatissimo da Scorsese, Tarantino ma soprattutto dalla Nouvelle Vague: Samuel Fuller. Con il suo stile violento e visionario è stato un profondo innovatore del cinema di genere americano. DA NON PERDERE: La casa di bambù (House of Bamboo) (1955) La tortura della freccia (Run of the Arrow) (1956) Quaranta pistole (Forty Guns) (1957) Verboten, forbidden, proibito (Verboten!) (1958) Il kimono scarlatto (The Crimson Kimono) (1959) L'urlo della battaglia (Merrill's Marauders) (1962) Il corridoio della paura (Shock Corridor) (1963) Il bacio nudo o Il bacio perverso (The naked kiss) Il grande uno rosso (The Big Red One) (1980)

Gianni Canova, della serie "sti cazzi"...


Beh Canova è indubbiamente uno che ne sa; uno che dice che è anche il tempo di osare, soprattutto per chi- come molti- hanno pochi mezzi, va rispettato e ascoltato. Siamo stanchi del solito cinemino italiano da tinello, cucina, lite in famiglia e tematiche tardo giovaniliste...E' proprio qui la questione, e sono proprio io a suggerirgli la "necessità di Sistema" di individuare un tema unificante (che dovrebbe/potrebbe essere "la crisi")...staremo a vedere!

Vi racconto Quentin Tarantino in 5 minuti



Aspetti curiosi e anche sconosciuti del regista più cool degli ultimi 20 anni; ho detto più cool, che non vuole dire necessariamente il più bravo...comunque di cose interessanti ne vengono dette...
stay cool!

lunedì 13 marzo 2017

Orson Welles, il Leonardo da Vinci della celluloide/ve lo racconto




Vi racconto Orson Welles in 5 minuti; certo ci vorrebbe forse un video intero di almeno 48 ore, però in estrema sintesi, ho cercato di sottolineare alcune peculiarità del Maestro Americano, nonchè uno dei più grandi geni del 900...

Vi racconto cosa mi lega a "Il grande Lebowsky"



Che cosa mi lega al capolavoro dei fratelli Coen?
Che cosa mi lega al capolavoro dei fratelli Coen?
Che cosa mi lega al capolavoro dei fratelli Coen?
Che cosa mi lega al capolavoro dei fratelli Coen?
Che cosa mi lega al capolavoro dei fratelli Coen?
Guardate il video, please!!!!

Vi racconto "Vertigo" del grande Hitchcock

                   

Se le classifiche hanno un senso, e qualche volta ce l’hanno, è questo il film più bello di tutti i tempi. Così risulta dal sondaggio effettuato nel 2012 da Sight & Soung, il molto autorevole magazine del British Film Institute, tra quasi mille critici, 843 a essere precisi, di 73 paesi diversi, sondaggio che, ricordiamolo, viene effettuato ogni dieci anni. Per la prima volta Vertigo – così il titolo originale del film di Alfred Hitchcock con James Stewart e Kim Novak – ha scalzato dal vertice, dov’era fisso da decenni senza interruzione, Quarto potere di Orson Welles, adesso al secondo posto. Scelta da condividere, quella degli 843 votanti? Sì, La donna che visse due volte è di sicuro il miglior film del suo regista, che pure ha inanellato un capolavoro via l’altro, ed è film che dalla sua apparizione – anno 1958 – non ha mai smesso di ipnotizzare spettatori e autori. E penetrato nell’inconscio collettivo globale come pochi, fino a segnarlo in profondità. Difficile dire ancora qualcosa su Vertigo, dopo che ci si sono esercitati sopra i critici più acuminati e gli amanti del cinema più passionali, dai Cahiers in giù. Basti dire che Hitchcock qui sfonda tutti i generi e le convenzioni filmiche confezionando un’opera assoluta. Il voyeurismo, la necrofilia, il tema del doppio, la coazione a ripetere, l’ineluttabilità del destino, il sogno dell’immortalità: c’è questo e altro in La donna che visse due volte. Un uomo perde la donna che ama, incontra una ragazza che le assomiglia e attraverso di lei fa rivivere la scomparsa. C’entra una torre campanaria di una missione spagnola, c’entrano le vertigini di cui soffre il protagonista. James Stewart riesce a conferire levità al suo patologico personaggio, a rendercelo accettabile. Kim Novak nella parte della vita. Citato e omaggiato un’infinità di volte, dal Brian De Palma di Omicidio a luci rosse (il titolo originale è meglio e più hitchockiano: Body Double) all’Almodovar di La pelle che abito. Musiche naturalmente di Bernard Herrmann.

Vi racconto "Blackhat" di Micheal Mann in 4 minuti scarsi

I servizi speciali americani e cinesi collaborano insieme per sventare il piano cospirativo di un cyber-criminale. Con l'aiuto dell'ex galeotto Nicholas Hathaway, le autorità saranno coinvolte in un pericoloso inseguimento che li porterà da Chicago a Hong Kong alla ricerca dell'invisibile malvivente della rete.

Vi racconto "L'asso nella manica" di Billy Wilder

             

Charlie Tatum giornalista con la carriera in avaria, si ritrova in un giornaletto di provincia. La sua grinta e il suo professionismo fanno presa in quell'ambiente. Ma Tatum sogna lo scoop. E lo trova nella figura di Leo Minosa, un pover'uomo rimasto bloccato in una caverna. Tatum organizza attorno a quell'uomo intrappolato una magistrale montatura giornalistica. Diventa amico dello sventurato e amante della moglie, moralmente degna di lui. Una grande folla si accalca attorno alla galleria. Tatum dirige le operazioni, ma Leo muore e Tatum è ucciso dalla vedova. Charlie Tatum è uno dei più spregevoli eroi dell'intera storia del cinema. Questo elemento indispensabile al film, è anche il motivo del suo insuccesso. Nessuna possibilità di consolazione è concessa allo spettatore. Con una spietata e incalzante narrazione, Wilder ci dimostra come il successo sia il tallone di Achille di una società opulenta come quella americana. Nulla viene risparmiato in questa crudele requisitoria dal talento di Wilder, in anticipo sui tempi di almeno vent'anni. Il film venne ritirato, come talvolta usa fare la Paramount, vedi il caso di Salvate la tigre, e rimesso in circolazione con un altro titolo: The Big Carnival. Quello originario era Ace in the Hole. Fu comunque un notevole "flop" dal punto di vista degli incassi. Mettere sotto accusa il pubblico stesso era una concessione che Wilder ottenne in virtù delle sue credenziali e della permissività della Paramount. Ma il devastante ritratto del protagonista era francamente troppo per il pubblico americano. Tuttavia la sceneggiatura de L'asso nella manica, a opera dello stesso Wilder e di Lesser Samuels e Walter Newman, è stimolante e cinematograficamente perfetta. Douglas implorò Wilder di ammorbidire il personaggio del cronista. Wilder tenne duro e tutto sommato pensiamo avesse ragione lui. La critica, formata per lo più da giornalisti, si sentì offesa e abbandonò il film al suo destino. Wilder racconta di avere in seguito assistito a un incidente stradale. Mentre lui cercava soccorso per un ferito, un fotografo si limitava a scattare foto mormorando: "Devo pubblicare le foto". L'episodio lo mise in pace con la sua coscienza. L'interpretazione di Douglas è scandalosamente perfetta. Infatti non ebbe l'Oscar. E cosa ancora più incredibile non lo ebbe in tutta la carriera. Una inspiegabile dimenticanza di Hollywood o una postuma vendetta? Ma l'emozione che suscita il film ogni volta che si ha la fortuna di rivederlo è il giusto compenso morale, che non è poco, concesso al più intransigente ed efferato capolavoro del cinema americano. John Ford usava dire: "Quando hai dubbi sulla tua carriera, fai un western". Il successivo film di Douglas fu un western.

Vi racconto Mildred Pierce in 5 minuti


Il romanzo di Mildred (Mildred Pierce) è un film del 1945 diretto da Michael Curtiz. Il soggetto del film è tratto da un romanzo di James M. Cain. Nel 1996 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Vi spiego "Orizzonti di Gloria" di Kubrik

         

Orizzonti di gloria (Paths of Glory) è un film del 1957 diretto da Stanley Kubrick e tratto dal romanzo omonimo di Humphrey Cobb. È il quarto lungometraggio di Stanley Kubrick che per la seconda volta si misura con scenari di guerra e con quel mondo militare che qui, come in diversi film seguenti, è sottoposto ad una critica talmente severa da suscitare reazioni e prese di distanza. La storia prende ispirazione da alcuni episodi realmente accaduti all'interno dell'esercito francese durante la prima guerra mondiale. Seppur ambientato nelle retroguardie francesi, la pellicola, a causa del rifiuto da parte del governo francese di autorizzarne le riprese, venne girata in Germania. Nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

I Selfisti Anonimi e l'attinenza con Francesco Gabbani


Chi sono i selfisti anonimi? E che attinenza hanno con Occidentali's Karma, il brano di Francesco Gabbani vincitore della ultima edizione del Festival di Sanremo? E qual è il rapporto tra "I selfisti anonimi" e "I selfisti protagonisti" della docufiction di Walter Ciusa "Professione Selfista: mi selfo, quindi esisto"? E qual è il motivo che ha spinto Gabbani a citare questo gruppo in Occidentali's Karma? Questo video prova a schiarire un po' le idee...certo qualche dubbio comunque rimane!

Alberto Sordi a Bologna by Walter


Sarà che sta per cominciare la 72esima edizione del Festival di Venezia, e che il richiamo del mondo della celluloide si fa più forte ogni momento che passa, ma questa intervista ad Alberto Sordi mi ha impressionato. È toccante vedere la malinconica soddisfazione di un così grande mattatore del cinema italiano mentre parla del film che sta realizzando – l’ultimo della sua carriera, “Sposami papà”, che fu girato anche a Bologna e che inizialmente aveva come titolo provvisorio “Le occasioni perdute” –, del mestiere dell’attore, di Monica Vitti e di Silvana Mangano. Si dice che nemmeno gli amici più fidati lo sentissero parlare spesso della propria vita privata, eppure qui confessa di essersi sempre dato alla latitanza di fronte al matrimonio. Cita anche il grande sceneggiatore Rodolfo Sonego, cui Tatti Sanguineti ha appena dedicato un poderoso volume dal titolo “Il cervello di Alberto Sordi”, appunto. Ma è persino più toccante, per quel che mi riguarda, vederlo salire in auto dopo una giornata di riprese scortato da una figura massiccia e con la barba ancora nera: Giampiero Calderoni, la memoria storica della mondanità bolognese, l’eroe supremo di tutti i freak che, come il sottoscritto, amano volteggiare sul mondo dello spettacolo con la stessa grazia delle falene attorno ai lampioni. Con Alberto Sordi sotto le Due Torri, il Professor Calderoni non avrebbe potuto essere altrove. La sua assenza sarebbe stata un irrimediabile sfregio al profilo dell’italiano medio.

(Manuel Lambertini)


Le videorecensioni di Walterino