sabato 5 marzo 2016

Intervista ad Alberto Sordi: by Walter Ciusa



Sarà che sta per cominciare la 72esima edizione del Festival di Venezia, e che il richiamo del mondo della celluloide si fa più forte ogni momento che passa, ma questa intervista ad Alberto Sordi mi ha impressionato. È toccante vedere la malinconica soddisfazione di un così grande mattatore del cinema italiano mentre parla del film che sta realizzando – l’ultimo della sua carriera, “Sposami papà”, che fu girato anche a Bologna e che inizialmente aveva come titolo provvisorio “Le occasioni perdute” –, del mestiere dell’attore, di Monica Vitti e di Silvana Mangano. Si dice che nemmeno gli amici più fidati lo sentissero parlare spesso della propria vita privata, eppure qui confessa di essersi sempre dato alla latitanza di fronte al matrimonio. Cita anche il grande sceneggiatore Rodolfo Sonego, cui Tatti Sanguineti ha appena dedicato un poderoso volume dal titolo “Il cervello di Alberto Sordi”, appunto. Ma è persino più toccante, per quel che mi riguarda, vederlo salire in auto dopo una giornata di riprese scortato da una figura massiccia e con la barba ancora nera: Giampiero Calderoni, la memoria storica della mondanità bolognese, l’eroe supremo di tutti i freak che, come il sottoscritto, amano volteggiare sul mondo dello spettacolo con la stessa grazia delle falene attorno ai lampioni. Con Alberto Sordi sotto le Due Torri, il Professor Calderoni non avrebbe potuto essere altrove. La sua assenza sarebbe stata un irrimediabile sfregio al profilo dell’italiano medio.

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