lunedì 29 settembre 2014

Valerio Caprara/Festival di Venezia 2014


Napoli al centro del mondo, snodo che unisce l'Occidente con l'Oriente, la canzone napoletana con il traffico di armi, la monnezza coi colori, l'orrore con il sublime. Valerio Caprara, fine esperto di cinema, ma anche profondo conoscitore della "Questione Napoletana", risponde alla mia semplice constatazione: tutto il meglio del "Cinema italiano et similia" ha radici partenopee. Da Saviano, a Garrone, fino a Sollima, tutti uniti appassionatamente con l'operazione "Gomorrah", che tanto piace anche all'estero; e non è finita. C'è anche "Un posto al sole", l'ironia di Corsicato nel meraviglioso "Il seme della discordia", la profondità di Capuano, il grande impegno di Martone, ecc...

Italo Moscati: Venice Film Festival 2014


Italo Moscati, uno degli ultimi Grandi Saggi, incontrato con immenso piacere al Festival di Venezia. Figura eclettica all'interno dell'Universo Cinema, ha attraversato con incredibile nonchalance vari campi: giornalista, scrittore e saggista, regista ma anche produttore, talent scout- Gianni Amelio, Giuseppe Bertolucci, Peter Del Monte-. Preparato, acuto osservatore delle tendenze culturali in divenire, ci parla della annosa e mai risolta questione della crisi del cinema in Italia., di cui la quasi totale assenza di produttori di rilievo, ne è una delle principali cause. Ma forse dopo "Il divo" e "Gomorra" qualcosa è cambiato.
I 3 film italiani in concorso, secondo Moscati, sono un primo timido esempio di questa lenta e speriamo progressiva, uscita dal tunnell. 
"Siamo stanchi di un certo realismo un pò stantio, siamo stanchi di certe commedie che non fanno ridere. Vorremmo un pò di commedie all'italiana, moderne, attuali. Non abbiamo bisogno di fiction. Abbiamo bisogno di cinema che è un'altra cosa: e' desiderio, sogno, rabbia, è qualcosa di incisivo. Qui ho trovato in alcuni film italiani questa componente. Noi non abbiamo bisogno di impiegati e burocrati della cultura, abbiamo bisogno di creativi".

Enio Drovandi/ Festival del cinema di Venezia 2014


Enio Drovandi, classe 54: "il più grande caratterista toscano con cui abbia mai lavorato". Parola di Mario Monicelli. Questo il biglietto da visita con cui il mago della commedia all'italiana, presenta il nostro Enio. Amatissimo dal pubblico, ha attraversato la Commedia in tutte le sue sfumature: dal sublime "Amici miei atto secondo"- ve lo ricordate il vigile- allo stracultone trash-com "W la foca" di Nando Cicero. In mezzo un'infinità di apparizioni in compagnia di Abatantuomo, Laura Antonelli, Lino Banfi, diretto da gente del calibro di Steno, Sergio Martino, Corbucci, Vanzina, Sergio Citti. Questo straordinario e unico attraversatore di palcoscenici e di set, è un pezzo di storia d'Italia.
Origini umili, di cui va pienamente fiero come mi ribadisce davanti alla mdp:
"Il mio Maestro è stata la vita, è stato il non avere niente, è stata la miseria che è la cosa più bella che mi hanno insegnato i miei genitori". 
Alla domanda che gli pongo sul senso di fare Arte, Enio mi risponde con la sua consueta naturalezza: "Fare Arte vuol dire scrivere con il cuore".
Chapeau

Marco Giusti al Festival del cinema di Venezia 2014


Quando mi aggiro camera-munito per il Festival, Mr Stracult mi concede, tra una visione di un film ed il successivo, quei 5-6 minuti. Ed è un piacere! Terminata l'invenzione "sui generi(s)" del trio Muller/Giusti/Tarantino, non rimane che raccogliere i cocci di questa entusiasmante esperienza: il Gomorra di Sollima è figlio di questa bravata dei 3 Godfellas, anche se- sottolineo io- i temi di mafia e camorra sono stati ben indagati dai Maestri degli anni70:

Lenzi, Squitieri, Di Leo, ecc. Certo, meglio che niente, però...E poi come non citare quell'autentico gioiello di "House of Cards" con Kevin Spacey nella doppia veste di attore e produttore? Che sia tornata l'epoca pre Paramount Decrees, dove l'integrazione verticale del sistema produttivo, consentiva agli sceneggiatori di avere un ruolo di vitale importanza?