venerdì 12 ottobre 2012

Incontri ATYPICI: Marco Giusti


Marco Giusti (Grosseto, 1953) è un critico cinematografico, autore televisivo, regista e studioso di cinema italiano.
Ha realizzato diversi programmi televisivi, tra cui Blob, Blobcartoon, Fuori orario, La situazione comica, Carosello, Scirocco, Orgoglio coatto, Fenomeni, Matinée, Soirée, Cocktail d'amore, Stracult e Base Luna.
Nel 1996 ha curato la mostra su Carosello per la Triennale di Milano, nel 2004 la retrospettiva Italian kings of the B's - Storia segreta del cinema italiano per la Mostra del cinema di Venezia, per la quale cura anche, nel 2007, la rassegna sul western all'italiana e nel 2010 la retrospettiva La situazione comica.
Tra i numerosi saggi da lui scritti si ricordano quelli dedicati alla storia di Carosello e le biografie di Moana Pozzi, Stan Laurel e Oliver Hardy, Roberto Benigni e Totò.
Collabora da molti anni con L'Espresso e Il Manifesto.
È genero dell'ex ministro repubblicano Oscar Mammì[1], avendone sposato la figlia Alessandra, critica cinematografica de L'Espresso.

Tinto Brass, sculacciano la Varzi



Giornata di chiusura del Festival, questa volta in compagnia dell'amico psicologo- sassofonista Stefano Scippa. Arriviamo alle 15 quando stanno già sbaraccando tutto. Peccato, nelle mie intenzioni c'era l'idea di portare a casa una qualche altra intervista. Detto e fatto! Mastro Brass gironzolava in compagnia, destinazione Hotel Excelsior. Gli giro intorno e in un nano secondo devo decidere come agganciarlo.
Regola numero 1: "Non essere scontato e banale"
Regola numero 2: "Omaggiare il Maestro"- sono un suo fan-.
Attacco con Bob Guccione, produttore di Caligola e alter ego di Brass. Poi è la volta del grande Kim Arcalli, montatore che rivoluzionò il cinema italiano e anche collaboratore di Brass all'inizio degli anni 60. Inevitabile la domanda sulla qualità di questa 65 esima edizione. Inevitabile la risposta del Maestro: "C'è una deriva progressiva verso la catastrofe totale"e per il Maestro che fu anche allievo del grande Luchino Visconti- e si vede- Morte a Venezia è il vero leit motiv di critici, cineasti e addetti ai lavori che non si riconoscono con le scelte del direttore Muller. Ma c'è anche Caterina Varzi, la nuova musa di Brass, protagonista del prossimo "Ziva", il film che sarà interamente girato in un faro...

mercoledì 3 ottobre 2012

Janis, Joni e Joan spettacolo teatrale di e con Eleonora Massa



Ecco l'ennesina ottima scelta del Direttore Artistico del Costarena, Graziano Ferrari ...

lunedì 1 ottobre 2012

The Human Film: a film by Walter Ciusa



Dove finisce la realtà e dove inizia la messa in scena?
La finzione cinematografica, il paradosso della realtà
filmica, è tutto giocato su un tacito patto con colui che
guarda. Posso ingannarti (purchè ti abbia opportunamente
informato) con una costruzione narrativa plausibile,
oppure presentarti la realtà così come la macchina da
presa può cogliere direttamente dagli eventi, senza che
questi vengano in qualche modo modificati da chi li
riprende, con la logica e gli stilemi riconoscibili del
documentario.
E’ su questo discrimine incerto che si operano tutte le
falsificazioni possibili, tutte le contraffazioni dei falsi
documentari  che nascondono elaborate “messe in scena”;
pur tuttavia il pubblico viene informato su ciò che sta
guardando, fiction o documentario, vero o falso che sia.
L’ambiguità crea disagio qui come non mai.
"The Human Film" è un film ambiguo, spurio, linguisticamente
scorretto perché scompagina con intelligenza le regole più
elementari del patto con lo spettatore.
Presentato come fiction, il film di Ciusa  non svela il suo
dispositivo ed elude qualsiasi tipo di informazione sulla storia
o non-storia, sui personaggi e gli interpreti.
Il video, con la sua immediatezza un po’ brutale, talvolta
consente di aprire inusitati canali di senso e di giocare
ambiguamente, come in questo caso, su realtà e fantasia.
Lo hanno fatto i cineasti di Dogma, alla ricerca di uno sguardo
“casto”, non inquinato da effetti speciali e luci aggiuntive,
l’unico artificio ammesso era quello dettato dalla finzione
narrativa, tuttavia anche qui non c’era inganno tra verità e
finzione.
Ma l’ambiguità del film, la sua affascinante scorrettezza,  non è
solo costruita sui personaggi ma è soprattutto linguistica, nel suo
giocare con categorie schematiche (fiction e documentario) per
scompaginarne lo schema, senza nel contempo suggerire chiavi
di lettura e di comprensione salvo forse gli eloquenti titoli di coda.
Qualcosa di simile è stata creata da Ciprì & Maresco con cinico-TV,
ma in questo caso saltava subito agli occhi la maestosità della messa
in scena e lo sgangherato realismo degli attori.
Le immagini del film di Ciusa  si sottraggono alla logica della fiction,
cercando di negare anche quella del documentario.
Il mondo, come diceva diversi anni fa Piergiorgio Firinu,
è irrappresentabile, ma alcuni cineasti come Ciusa,
pur consapevoli di ciò, continuano inesausti a tracciare con la
loro telecamera le mappe dei propri miraggi come cartografi impazziti.

Gabriele Veggetti (critico cinematografico)



TED GIACCA 2
RASSEGNA STAMPA




TED BIGNA