giovedì 23 agosto 2012

THE HUMAN FILM

Dove finisce la realtà e dove inizia la messa in scena?
La finzione cinematografica, il paradosso della realtà
filmica, è tutto giocato su un tacito patto con colui che
guarda. Posso ingannarti (purchè ti abbia opportunamente
informato) con una costruzione narrativa plausibile,
oppure presentarti la realtà così come la macchina da
presa può cogliere direttamente dagli eventi, senza che
questi vengano in qualche modo modificati da chi li
riprende, con la logica e gli stilemi riconoscibili del
documentario.
E’ su questo discrimine incerto che si operano tutte le
falsificazioni possibili, tutte le contraffazioni dei falsi
documentari che nascondono elaborate “messe in scena”;
pur tuttavia il pubblico viene informato su ciò che sta
guardando, fiction o documentario, vero o falso che sia.
L’ambiguità crea disagio qui come non mai.
"The Human Film" è un film ambiguo, spurio, linguisticamente
scorretto perché scompagina con intelligenza le regole più
elementari del patto con lo spettatore.
Presentato come fiction, il film di Ciusa non svela il suo
dispositivo ed elude qualsiasi tipo di informazione sulla storia
o non-storia, sui personaggi e gli interpreti.
Il video, con la sua immediatezza un po’ brutale, talvolta
consente di aprire inusitati canali di senso e di giocare
ambiguamente, come in questo caso, su realtà e fantasia.
Lo hanno fatto i cineasti di Dogma, alla ricerca di uno sguardo
“casto”, non inquinato da effetti speciali e luci aggiuntive,
l’unico artificio ammesso era quello dettato dalla finzione
narrativa, tuttavia anche qui non c’era inganno tra verità e
finzione.
Ma l’ambiguità del film, la sua affascinante scorrettezza, non è
solo costruita sui personaggi ma è soprattutto linguistica, nel suo
giocare con categorie schematiche (fiction e documentario) per
scompaginarne lo schema, senza nel contempo suggerire chiavi
di lettura e di comprensione salvo forse gli eloquenti titoli di coda.
Qualcosa di simile è stata creata da Ciprì & Maresco con cinico-TV,
ma in questo caso saltava subito agli occhi la maestosità della messa
in scena e lo sgangherato realismo degli attori.
Le immagini del film di Ciusa si sottraggono alla logica della fiction,
cercando di negare anche quella del documentario.
Il mondo, come diceva diversi anni fa Piergiorgio Firinu,
è irrappresentabile, ma alcuni cineasti come Ciusa,
pur consapevoli di ciò, continuano inesausti a tracciare con la
loro telecamera le mappe dei propri miraggi come cartografi impazziti.

Gabriele Veggetti (critico cinematografico)

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