venerdì 31 agosto 2012

Wunderkammer presenta: "Il Volo del violino"


Venerdì 7 Ottobre 2011, ore 20:30, Wunderkammer anteprima
con il supporto del Consolato Generale dei Paesi Bassi - Milano
-media partner: RAI Radio3
- tone engineer Giuseppe Rodolfi

Castello di Miramare, Sala del Trono
IL VOLO DEL VIOLINO
Lidewij Van der Voort, violino - Fred Jacobs, tiorba
Programma completo
J. Jenkins (1592--1678)
Air -- Corant -- Almand -- Corant -- Saraband -- Air -- Air -- Air -- Air: Rant

M. Locke (ca.1621 - 1677)
Suite in d minor
Pavan in F major

J. H. Kapsberger (ca. 1580 -- 1651)
'Kapsberger'
Toccata
Passacaglia

B. Marini (1597 -- 1666)
Sonata quarta 'per il Violino, per sonar con due corde'
Romanesca, Galliarda e Corrente

J.H. Schmelzer (1623 -- 1680)
Sonata quarta


















giovedì 30 agosto 2012

E fu la volta di Todd Solondz!!!




Autore scomodo e mal distribuito nel nostro paese, l'americano Todd Solondz si distingue per il suo sguardo cinico e spietato sulle contraddizioni ed il bigottismo della piccola borghesia americana fin dalla sua opera prima, Fuga dalla scuola media, premiata al Sundance Film Festival nel 1996. Dopo questa "tragicommedia" dai toni angoscianti sulla triste quotidianità di un'undicenne emarginata e derisa dai compagni di scuola, nel 1998 Solondz apre la strada al filone di "smascheramento del sogno americano" (che in American Beauty troverà la sua versione politicamente corretta) con le storie di vita di Happiness, ambientato nel New Jersey, "Garden State" fatto di prati verdi e iperrealistiche villette a schiera in cui si nascondono vicende di pedofilia, abusi sessuali e frustrazione.
Questi stessi temi vengono portati avanti nel meno riuscito Storytelling (2001), diviso in due episodi poco organici ambientati in un mondo di adolescenti sfruttati sessualmente ed eticamente. Nel film Palindromes (2004), Solondz narra il desiderio di rimanere incinta di una dodicenne dal nome palindromo (Aviva), interpretata (come in Quell'oscuro oggetto del desiderio di Buñuel) da attori fisicamente diversissimi tra loro: quattro ragazzine, un ragazzo dodicenne, una bambina di sei anni e due donne adulte, come a voler ritrarre tutti i volti di un'America grottesca in decomposizione.
Torna al cinema con Perdona e dimentica nel 2009, esattamente dieci anni dopoHappinessper aggiornarci sullo stato di salute della famiglia Jordan, più che mai a pezzi.
Alla 68. Mostra del Cinema di Venezia (2011) presenta invece Dark Horse, storia di un atipico innamoramento tra due giovani con la sindrome di Peter Pan (lui colleziona giocattoli, lei è considerata la pecora nera della famiglia), in difficoltà nella fasi di superamento dell'adolescenza.

Che fine ha fatto Tinto Brass?



Giornata di chiusura del Festival, questa volta in compagnia dell'amico psicologo- sassofonista Stefano Scippa. Arriviamo alle 15 quando stanno già sbaraccando tutto. Peccato, nelle mie intenzioni c'era l'idea di portare a casa una qualche altra intervista. Detto e fatto! Mastro Brass gironzolava in compagnia, destinazione Hotel Excelsior. Gli giro intorno e in un nano secondo devo decidere come agganciarlo.
Regola numero 1: "Non essere scontato e banale"
Regola numero 2: "Omaggiare il Maestro"- sono un suo fan-.
Attacco con Bob Guccione, produttore di Caligola e alter ego di Brass. Poi è la volta del grande Kim Arcalli, montatore che rivoluzionò il cinema italiano e anche collaboratore di Brass all'inizio degli anni 60. Inevitabile la domanda sulla qualità di questa 65 esima edizione. Inevitabile la risposta del Maestro: "C'è una deriva progressiva verso la catastrofe totale"e per il Maestro che fu anche allievo del grande Luchino Visconti- e si vede- Morte a Venezia è il vero leit motiv di critici, cineasti e addetti ai lavori che non si riconoscono con le scelte del direttore Muller. Ma c'è anche Caterina Varzi, la nuova musa di Brass, protagonista del prossimo "Ziva", il film che sarà interamente girato in un faro...

martedì 28 agosto 2012

C'era una volta Mario Monicelli



Non è propriamente quella che si possa definire una grande intervista, anzi; ma stavolta non mi sembrava proprio il caso di infastidire il Maestro nella sua tradizionale passeggiatina serale. In questa breve chiacchierata Monicelli si sofferma sulla necessità di tornare alla vita familiare, al cinema a conduzione familiare- Avati ne converrebbe- anche se, diversamente da altri, è anche interessato ai grandi temi nazionali proposti dai 2 grandi assenti alla Mostra del Cinema: Garrone e Sorrentino.
Una curiosità: si sente la voce del Bufalo- mio compagno di s-ventura- in sottofondo. Era ora! Ci voleva proprio il carisma del Maestro Toscano per eludere il tipico "sguardo altrove" del Bufalo. Chi lo conosce sa a cosa mi riferisco, e per chi non lo conoscesse...

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare»

PS: ottimi gli Internet Point veneziani
PS bis: non ho proprio tempo per soffermarmi sui tanti films di Monicelli che ho amato...E' uno dei miei autori italiani preferiti, dietro al più grande di sempre- Dino Risi-.

THE HUMAN FILM sulla prima pagina di "Repubblica"



THE HUMAN FILM su "Il Corriere della Sera" per il Festival di Venezia




(Michele Pompei)


THE HUMAN FILM su "Il Resto del Carlino"


Articolo di Fernando Pellerano su "Il Corriere della sera" per Dante, uomo di strada: "l' Erotico- Eretico"




DANTE, UOMO DI STRADA: "L'EROTICO ERETICO" su "Il Resto del Carlino" nell'articolo di Benedetta Cucci






Articoli su "Repubblica" di Roy Menarini


Qui il link all'articolo di Roy Menarini su Repubblica!






giovedì 23 agosto 2012

THE HUMAN FILM

Dove finisce la realtà e dove inizia la messa in scena?
La finzione cinematografica, il paradosso della realtà
filmica, è tutto giocato su un tacito patto con colui che
guarda. Posso ingannarti (purchè ti abbia opportunamente
informato) con una costruzione narrativa plausibile,
oppure presentarti la realtà così come la macchina da
presa può cogliere direttamente dagli eventi, senza che
questi vengano in qualche modo modificati da chi li
riprende, con la logica e gli stilemi riconoscibili del
documentario.
E’ su questo discrimine incerto che si operano tutte le
falsificazioni possibili, tutte le contraffazioni dei falsi
documentari che nascondono elaborate “messe in scena”;
pur tuttavia il pubblico viene informato su ciò che sta
guardando, fiction o documentario, vero o falso che sia.
L’ambiguità crea disagio qui come non mai.
"The Human Film" è un film ambiguo, spurio, linguisticamente
scorretto perché scompagina con intelligenza le regole più
elementari del patto con lo spettatore.
Presentato come fiction, il film di Ciusa non svela il suo
dispositivo ed elude qualsiasi tipo di informazione sulla storia
o non-storia, sui personaggi e gli interpreti.
Il video, con la sua immediatezza un po’ brutale, talvolta
consente di aprire inusitati canali di senso e di giocare
ambiguamente, come in questo caso, su realtà e fantasia.
Lo hanno fatto i cineasti di Dogma, alla ricerca di uno sguardo
“casto”, non inquinato da effetti speciali e luci aggiuntive,
l’unico artificio ammesso era quello dettato dalla finzione
narrativa, tuttavia anche qui non c’era inganno tra verità e
finzione.
Ma l’ambiguità del film, la sua affascinante scorrettezza, non è
solo costruita sui personaggi ma è soprattutto linguistica, nel suo
giocare con categorie schematiche (fiction e documentario) per
scompaginarne lo schema, senza nel contempo suggerire chiavi
di lettura e di comprensione salvo forse gli eloquenti titoli di coda.
Qualcosa di simile è stata creata da Ciprì & Maresco con cinico-TV,
ma in questo caso saltava subito agli occhi la maestosità della messa
in scena e lo sgangherato realismo degli attori.
Le immagini del film di Ciusa si sottraggono alla logica della fiction,
cercando di negare anche quella del documentario.
Il mondo, come diceva diversi anni fa Piergiorgio Firinu,
è irrappresentabile, ma alcuni cineasti come Ciusa,
pur consapevoli di ciò, continuano inesausti a tracciare con la
loro telecamera le mappe dei propri miraggi come cartografi impazziti.

Gabriele Veggetti (critico cinematografico)

domenica 19 agosto 2012

Patrizia Pellegrino è ancora una bella gnocca! Wow




Riesumata dall'Isola dei famosi è tornata a far parlare di sè, ma questo, almeno per noi atypici, non è importante. La Pellegrino è soprattutto un idolo per le geneazioni di 35-40 enni cresciuti a Pane e "Blitz". Ha deliziosamente accompagnato i nostri primi momenti di intimità. E questo non è poco. Il Meganoide- un amico da me così ribattezzato per la sua passione per Daitarn e Goldrake- aveva una immensa collezione di giornaletti , che sotto pressione della madre- una specie di Signora Rottermayer- fu costretto a nascondere. Ma dove? Il Meganoide simulò di gettare i giornaletti nella spazzatura, poi tornò sui suoi passi e sotterrò questo ben di Dio in un
prato nelle vicinanze di casa sua. Wow, un migliaio di riviste tra cui Blitz, Le Ore, L'Intrepido, ma anche le copertine con Nadia Cassini, Carmen Russo, Barbara Bouchet, Edwidge Fenech...L'anno scorso il Meganoide ha deciso di riesumare il tesoro nascoto, insieme ai Vecchi Amici. Muniti di vanga abbiamo scavato e, miracolo, le copie erano ancora intatte. C'era anche una copia con Patrizia Pellegrino in copertina! WOW!
PS: nella foto è ritratto il Meganoide, a cosa stia pensando non è dato sapere, cosa stia facendo non è dato sapere? Forse sta pensando proprio a Patrizia P., a quel numero meraviglioso con la disinvolta soubrette in copertina?
Soubrette di tutto il mondo unitevi, aiutate il Meganoide!

Amanda Sandrelli vs Quentin Tarantino











L'investitura di Marco Muller come direttore del Film Festival di Venezia, sembra sia stata una delle poche e ultime genialate di Vittorio Sgarbi, allora sottosegretario alla cultura nel Governo Berlusconi. L'idea del "Tarantino testimonial" negli ultimi Festival al Lido, è un'idea di Marco Muller. 3 uomini, 3 semplici (si fà per dire) passaggi, per rivalutare un festival entrato in crisi. Crisi di idee da eccesso di politicizzazione e nepotismo.
Tarantino si porta con sè esperienze e percorsi cinefili imprevedibili, mai scontati, unici, forse irripetibili, in sintonia con l'idea di cinema che ha il bravo Muller. Così, grazie ai 2, il cinema italiano di genere (bellissimo) è stato rivalutato (quest'anno è stata la volta del Western). E poi è stata aperta anche una importante finestra sul cinema asiatico per troppo tempo lasciato ai margini. Ma attenzione, che ci sia un prezzo da pagare come in tutte le buone azioni? Ne hanno soprattutto guadagnato il Festival in termini di prestigio ed il pubblico in termini di qualità e differenziazione dell'offerta. E Tarantino? L'eccessivo orientamento al marketing del Maestro di Knoxville, che negli ultimi 2 suoi films, ha deciso di fare un'operazione sul cinema e per il cinema, aprendosi all'Oriente con Kill Bill (il film è buono) e omaggiando il cinema Exploitation Low cost degli anni 70 (quello senza effetti speciali) con l'operazione Grindhouse (riuscita forse solo a metà), porta dentro di sè una riduzione dell'immaginario filmico del Maestro.
Tarantino ha perso la freschezza dei primi 2 capolavori assoluti (anche Jackie Brown) e se lì le citazioni e gli omaggi erano inseriti all'interno di una idea di Pulp tutta sua e assolutamente originale, con Grindhouse gli omaggi e le citazioni fanno e sono il film, ma non sono al servizio di un grande idea. Amanda Sandrelli (figlia di Stefania e in aperta polemica con Tarantino), incontrata per caso sull'autobus, se ne è accorta e c'è l'ha detto serenamente davanti alla camera. Certo che difendere il cinema italiano di oggi, salvo qualche rara eccezione (Sorrentino, Garrone e pochi altri) a me sembra imbarazzante e privo di senso.
La polemica sulla qualità del cinema italiano, innescata da Tarantino, e raccolta da Stefania Sandrelli, continua....
Prossimamente il parere di Pasquale Squitieri.
voi cosa ne pensate?