venerdì 12 ottobre 2012

Incontri ATYPICI: Marco Giusti


Marco Giusti (Grosseto, 1953) è un critico cinematografico, autore televisivo, regista e studioso di cinema italiano.
Ha realizzato diversi programmi televisivi, tra cui Blob, Blobcartoon, Fuori orario, La situazione comica, Carosello, Scirocco, Orgoglio coatto, Fenomeni, Matinée, Soirée, Cocktail d'amore, Stracult e Base Luna.
Nel 1996 ha curato la mostra su Carosello per la Triennale di Milano, nel 2004 la retrospettiva Italian kings of the B's - Storia segreta del cinema italiano per la Mostra del cinema di Venezia, per la quale cura anche, nel 2007, la rassegna sul western all'italiana e nel 2010 la retrospettiva La situazione comica.
Tra i numerosi saggi da lui scritti si ricordano quelli dedicati alla storia di Carosello e le biografie di Moana Pozzi, Stan Laurel e Oliver Hardy, Roberto Benigni e Totò.
Collabora da molti anni con L'Espresso e Il Manifesto.
È genero dell'ex ministro repubblicano Oscar Mammì[1], avendone sposato la figlia Alessandra, critica cinematografica de L'Espresso.

Tinto Brass, sculacciano la Varzi



Giornata di chiusura del Festival, questa volta in compagnia dell'amico psicologo- sassofonista Stefano Scippa. Arriviamo alle 15 quando stanno già sbaraccando tutto. Peccato, nelle mie intenzioni c'era l'idea di portare a casa una qualche altra intervista. Detto e fatto! Mastro Brass gironzolava in compagnia, destinazione Hotel Excelsior. Gli giro intorno e in un nano secondo devo decidere come agganciarlo.
Regola numero 1: "Non essere scontato e banale"
Regola numero 2: "Omaggiare il Maestro"- sono un suo fan-.
Attacco con Bob Guccione, produttore di Caligola e alter ego di Brass. Poi è la volta del grande Kim Arcalli, montatore che rivoluzionò il cinema italiano e anche collaboratore di Brass all'inizio degli anni 60. Inevitabile la domanda sulla qualità di questa 65 esima edizione. Inevitabile la risposta del Maestro: "C'è una deriva progressiva verso la catastrofe totale"e per il Maestro che fu anche allievo del grande Luchino Visconti- e si vede- Morte a Venezia è il vero leit motiv di critici, cineasti e addetti ai lavori che non si riconoscono con le scelte del direttore Muller. Ma c'è anche Caterina Varzi, la nuova musa di Brass, protagonista del prossimo "Ziva", il film che sarà interamente girato in un faro...

mercoledì 3 ottobre 2012

Janis, Joni e Joan spettacolo teatrale di e con Eleonora Massa



Ecco l'ennesina ottima scelta del Direttore Artistico del Costarena, Graziano Ferrari ...

lunedì 1 ottobre 2012

The Human Film: a film by Walter Ciusa



Dove finisce la realtà e dove inizia la messa in scena?
La finzione cinematografica, il paradosso della realtà
filmica, è tutto giocato su un tacito patto con colui che
guarda. Posso ingannarti (purchè ti abbia opportunamente
informato) con una costruzione narrativa plausibile,
oppure presentarti la realtà così come la macchina da
presa può cogliere direttamente dagli eventi, senza che
questi vengano in qualche modo modificati da chi li
riprende, con la logica e gli stilemi riconoscibili del
documentario.
E’ su questo discrimine incerto che si operano tutte le
falsificazioni possibili, tutte le contraffazioni dei falsi
documentari  che nascondono elaborate “messe in scena”;
pur tuttavia il pubblico viene informato su ciò che sta
guardando, fiction o documentario, vero o falso che sia.
L’ambiguità crea disagio qui come non mai.
"The Human Film" è un film ambiguo, spurio, linguisticamente
scorretto perché scompagina con intelligenza le regole più
elementari del patto con lo spettatore.
Presentato come fiction, il film di Ciusa  non svela il suo
dispositivo ed elude qualsiasi tipo di informazione sulla storia
o non-storia, sui personaggi e gli interpreti.
Il video, con la sua immediatezza un po’ brutale, talvolta
consente di aprire inusitati canali di senso e di giocare
ambiguamente, come in questo caso, su realtà e fantasia.
Lo hanno fatto i cineasti di Dogma, alla ricerca di uno sguardo
“casto”, non inquinato da effetti speciali e luci aggiuntive,
l’unico artificio ammesso era quello dettato dalla finzione
narrativa, tuttavia anche qui non c’era inganno tra verità e
finzione.
Ma l’ambiguità del film, la sua affascinante scorrettezza,  non è
solo costruita sui personaggi ma è soprattutto linguistica, nel suo
giocare con categorie schematiche (fiction e documentario) per
scompaginarne lo schema, senza nel contempo suggerire chiavi
di lettura e di comprensione salvo forse gli eloquenti titoli di coda.
Qualcosa di simile è stata creata da Ciprì & Maresco con cinico-TV,
ma in questo caso saltava subito agli occhi la maestosità della messa
in scena e lo sgangherato realismo degli attori.
Le immagini del film di Ciusa  si sottraggono alla logica della fiction,
cercando di negare anche quella del documentario.
Il mondo, come diceva diversi anni fa Piergiorgio Firinu,
è irrappresentabile, ma alcuni cineasti come Ciusa,
pur consapevoli di ciò, continuano inesausti a tracciare con la
loro telecamera le mappe dei propri miraggi come cartografi impazziti.

Gabriele Veggetti (critico cinematografico)



TED GIACCA 2
RASSEGNA STAMPA




TED BIGNA



domenica 30 settembre 2012

DANTE UOMO DI STRADA AL "CINEMA ODEON"


Riprese dal telefonino dell'amico John Worrell

venerdì 21 settembre 2012

SUI BODYGUARDS E GLI ANGOLISTI




Ma il Festival non è solo luogo di incontro tra fans e vips, o tra angolisti e stars, starlette e cazzate varie. E' anche un punto di incontro tra umanità variegate, le più disparate, le più disperate. Nel mare magnum del Festival all'angolo dei vips, ci sono coloro che garantiscono la sicurezza o meglio "giustificano" un recinzione tra la stalla dove alloggiano
  "gli angolisti" e il Red Carpet, dove sfilano le Stars. Il  Body guard fa da tramite tra questi 2 mondi, è il Caronte del 21 esimo secolo, traghetta/conduce il "Parco Buoi" verso la Luce Divina e tutti si illuminano di "luce riflessa", anche i Body guards. Ma gli "Angolisti" sono un popolo ormai incontentabile; la foto basterà ad accontentare le affamate mandibole di questi "antieroi"? E l'autografo? Loro li vogliono toccare, guardare fissi negli occhi, scannerizzare lo loro mente, vogliono capire e carpire. L'angolista della Vecchia Scuola come Alessandro Cocco è forse ormai superato da un angolista più cinico, nichilista, più giovane, ma soprattutto più tecnologico. Ramon è sud americano, Ramon ha ereditato dalla zia deceduta in uno scontro automobilistico. Ramon è felice, Ramon è avanti! Lo vedo al Festival scattare delle foto, stamparle e poi farsi fare un autografo e ovviamente pagare la mazzetta al bodyguard! CHE SIA L'ERA DEL CYBER/ANGOLISTA!

IL SACRARIO DI "QUENTIN TARANTINO"



Quentin Tarantino è uno spasso, Quentin Tarantino è un pazzo. Quentin è il Papa del nuovo Ordine Mondiale della celluloide. Dietro di lui Salvatores fa la figura del chirichetto insicuro. Tutti lo omaggiano, tutti se lo sruffianano, Quentin è accelerato, vulcanico, si avvicina a Banfi, quando gli altri autori snob del ns cinema non se lo sarebbero fumato neanche di striscio. Quentin all'Excelsior si fa sempre un Martini doppio, spesso non caga gli angolisti, ma quando è in buona si fa fotografare. A Quentin piace la gnocca, è un cucciolone che subisce ancora il fascino della "femmina", la guarda subito in basso "la femmina", i piedi sono il primo contatto con l'altro sesso; si arrapa, qualche tic nervoso, la spalla si alza e si abbassa, la smorfia un po' cinica un po' da bambinone. Quentin è ache un cazzone, un cucciolone in cerca di affetto- una mia amica se lo è bungato nella hall dell'Excelsior-. Quentin è una meteorite calato in un festival un po' formale, a Quentin non gliene frega un cazzo del red carpet, a Quentin piace il cinema!

venerdì 14 settembre 2012

Il Principe Carlo Giovannelli ci parla del suo amore per Gina Lollobrigida

















(nella foto un straordinario GRUPPO DI ANGOLISTI)
Qual è il legame che intercorre tra il Principe e "Gina la Divina"?
Un paio di viaggi insieme di cui uno nelle Filippine-il Principe ci ricorda quanto Gina la divina fosse popolare anche nell'arcipelago asiatico-un altro viaggetto in Sud Africa!
E il principe cosa pensa del cinema italiano?
Era un cinema semplice che costava poco ed è rimasto nel cuore di tutti gli italiani.
I Giovanelli furono un illustre casato originario di Bergamo.
Il 29 settembre 1668, a seguito dell'acquisto di un latifondo nel bergamasco, furono innalzati dal Senato veneziano alla dignità comitale, con i predicati di Morengo e Carpenedo; il 27 dicembre di quello stesso anno, invece, a seguito del versamento della somma dei 100.000 ducati previsti per l'ascrizione al corpo patrizio veneziano, un decreto del Senato concesse ai membri di questo casato di accedere al Maggior Consiglio.

mercoledì 12 settembre 2012

Non solo Daniele Ciprì al Festival di Venezia 2012...ma anche un ricordo a Gregorio Napoli


Questa volta è il turno Daniele Ciprì, il bravo direttore della fotografia, fresco vincitore con "La bella addormentata" di Marco Bellocchio. Disponibile, gentile, ci parla oltre che dei suoi ancora incerti progetti futuri, dell'amicizia che lo legava con l'amico Gregorio Napoli, recentemente scomparso. Dietro di lui, uno scatenato Alessandro Cocco, l'angolista catodico più conosciuto al mondo- 28000 le ospitate televisive- che non disdegna la caccia al vip. Riuscirà a farsi fotografare con Ciprì ma soprattutto sarà il primo degli angolisti alla corte dell'ex di "Cinico TV? STAY TUNED!


lunedì 10 settembre 2012

Lovi Poe -Venice Film Festival 2012- and a special thank to ATYPICALMOVIE



Singer-actress Nora Aunor is looking forward to a ttending the world premiere of her latest movie, “Thy Womb (Sinapupunan),” at the 69th Venice International Film Festival on Thursday.
Brillante Mendoza, who directed the film, told the Inquirer last week: “Nora earlier told me how excited she was. This is her first time to attend th
ed-carpet premiere of a film that’s in competition in one of the world’s top three international film festivals. Apparently, she wasn’t present at the Berlin premiere of [Ishmael Bernal’s] ‘Himala’ in 1983.”
The international festivals in Venice, Berlin and Cannes are considered the top three.
(Aunor recalls that she made it to the premiere of Lino Brocka’s “Bona,” which was exhibited in the Directors’ Fortnight section of Cannes in 1981. Scriptwriter Ricky Lee also says Aunor attended the Moscow fest where “Himala” was screened in 1983, and the Cairo fest in 1996, where she won best actress for Joel Lamangan’s “The
red carpet. Cast Flor Contemplacion Story.”)
Aunor told the Inquirer that she would wear a gown by Filipino designer Nono Palmos, a longtime collaborator, on the Venice
members Lovi Poe and Mercedes Cabral will join Mendoza and Aunor in Venice.
Cabral revealed that she had a complete wardrobe prepared—red-carpet gown by Mitch Desunia; cocktail dresses by Megan Pillos; everyday wear by Anne Garcia; awards night gown by Cebu-based designer Harvey Cenit.
Poe picked clothes from the collections of Ezra for the press con and Cary Santiago for the awards night.

venerdì 7 settembre 2012

La grande fuga di Lino Toffolo


per un decennio, interpreta molti film di successo. Degne di nota, tra l'altro, le sue partecipazioni in film di Monicelli (Brancaleone alle crociate, 1970), Festa Campanile (Quando le donne avevano la coda, 1970; Il merlo maschio, 1971; Quando le donne persero la coda, 1972; L'emigrante, 1973), De Bosio (La Betìa ovvero in amore, per ogni gaudenza, ci vuole sofferenza, 1971), Samperi (Un'anguilla da trecento milioni, 1971; Beati i ricchi, 1972; Peccato veniale, 1974; Sturmtruppen, 1976), Celentano (Yuppi du, 1975), Mogherini (Culastrisce nobile veneziano, 1976) e Risi (Telefoni bianchi, 1976).

L'ultima sua interpretazione cinematografica è nel film satirico Scherzi da prete diretto nel 1978 da Pier Francesco Pingitore, dove Toffolo dà il volto e soprattutto la voce al personaggio di Monsignor Cassola, vescovo da cui dipende la parrocchia dell'irrequieto sacerdote don Tarquinio, interpretato da Pippo Franco.

La televisione [modifica]

La popolarità di Lino Toffolo deve molto anche al piccolo schermo, dove ha cominciato ad apparire verso il finire degli anni sessanta in programmi di intrattenimento. È stato, tra l'altro, a fianco di Alighiero Noschese nella Canzonissima del 1971. Ha inoltre interpretato sigle di programmi televisivi, tra le quali ricordiamo, oltre la citata Johnny Bassotto, anche Lancillotto 008 nel 1980. Nel 1986 Toffolo è stato nel cast di Un fantastico tragico venerdì, condotto dall'attore Paolo Villaggio e da molti altri, e trasmesso su Rete 4.

Dal 7 settembre 1987 Lino Toffolo ha preso il posto di Claudio Lippi nel gioco a quiz di Canale 5 Tuttinfamiglia (produttore Margherita Caligiuri), giunto al quarto anno di trasmissione, quindi è stato confermato anche per il quinto ed ultimo anno, e il quiz fu ripreso dal 19 settembre 1988. Nel 1989 ha affiancato Gino Rivieccio nella conduzione del gioco a quiz Casa mia (produttore Margherita Caligiuri). Successivamente appare nelle due serie di Dio vede e provvede (1997 e 1998) e nelle fiction con Lino Banfi Scusate il disturbo (2009) e Tutti i padri di Maria (2010), mentre nel 2007 partecipa al programma Stiamo lavorando per noi condotto da Cochi e Renato.

Il teatro [modifica]

Nel 1993 Lino Toffolo torna a calcare le scene, interpretando la commedia Tonin bela grazia di Goldoni nell'allestimento del Teatro Stabile di Trieste, con cui ottiene un lusinghiero successo che lo spinge a cimentarsi in altri generi, come l'operetta, con Il pipistrello di Johann Strauss nel 1997, diretto da Gianfranco de Bosio, e con Al Cavallino Bianco di Ralph Benatzky nel 2002 per la regia di Gino Landi. Sarà anche voce recitante in Pierino e il lupo di Sergei Prokofiev nel 2000, ed in Histoire du soldat di Igor Stravinski nel 2002, di cui cura anche la regia. È anche autore di alcune commedie, tra cui Gelati caldi, Fisimat e Lei chi è (2011)

L'esordio alla regia: Nuvole di vetro [modifica]

Nei primi mesi del 2006 Lino Toffolo presenta il suo film Nuvole di vetro, da lui scritto, diretto ed interpretato, i cui dialoghi sono interamente in lingua veneta. Esordisce così nella regia cinematografica con un'opera che ha riscosso i consensi di buona parte della critica[1][2].

PS: qualcuno sa riconoscere il signore che gli chiede un autografo????

giovedì 6 settembre 2012

Incontri ATYPICI: Marco Giusti al Festival di Venezia 2012


Marco Giusti (Grosseto, 1953) è un critico cinematografico, autore televisivo, regista e studioso di cinema italiano.
Ha realizzato diversi programmi televisivi, tra cui Blob, Blobcartoon, Fuori orario, La situazione comica, Carosello, Scirocco, Orgoglio coatto, Fenomeni, Matinée, Soirée, Cocktail d'amore, Stracult e Base Luna.
Nel 1996 ha curato la mostra su Carosello per la Triennale di Milano, nel 2004 la retrospettiva Italian kings of the B's - Storia segreta del cinema italiano per la Mostra del cinema di Venezia, per la quale cura anche, nel 2007, la rassegna sul western all'italiana e nel 2010 la retrospettiva La situazione comica.
Tra i numerosi saggi da lui scritti si ricordano quelli dedicati alla storia di Carosello e le biografie di Moana Pozzi, Stan Laurel e Oliver Hardy, Roberto Benigni e Totò.
Collabora da molti anni con L'Espresso e Il Manifesto.
È genero dell'ex ministro repubblicano Oscar Mammì[1], avendone sposato la figlia Alessandra, critica cinematografica de L'Espresso.

Walter Magnifico e walterino

Il Cinema non è la mia unica passione. Ce ne sono tante altre. Una costante che si ripete, ultimamente in maniera forse un po' troppo intermittente, è il basket. Qui mi trovo al Palasport di Pesaro, insieme all'amico Davide Sannazzaro, davanti ad un monumento della pallacanestro italiana: Walter Magnifico. Un piacevole incontro per una piacevole chiacchierata con uno dei migliori pivot del basket italiano di sempre davanti alle telecamere di Eat Sport, web magazine di approfondimenti sportivi.

lunedì 3 settembre 2012

Valter Scoccia

Prima di partire definitivamente per la Polonia, Valter Scoccia ci ha lasciato questo post sul mondo dei Bloggers.

Ci sono poche cose delle quali sono sicuro.
"Dalla vita nessuno esce vivo..." Paul Newman, Nick mano
fredda, 1967.
La morte è certa.
Anche di mia madre sono sicuro. La mamma è sempre la mamma.
A parte questo sono sempre attanagliato dal dubbio. So di
non essere il solo al mondo in questa condizione, non sono
così originale, ma esiste una parte, del mondo, che vive
nell’ opposta condizione. Non solo non hanno dubbi ma sanno
tutto, di tutto, e ne scrivono. Sui blog.
I bloggers, molti di loro, almeno: la verità li ha scelti,
un po' come ha fatto la Madonna con le pastorelle spagnole
(Fatima, 1936), con la tecnica della Rivelazione.
Chi vive in quel luogo mistico che è la Rivelazione ha una
strana luce negli, ha visto qualcosa che quelli come me non
saprebbero neppure immaginare.E' come avere i poteri di un
supereroe che riesce a volare sui problemi e sui drammi
politici, economici e sociali del mondo e, con la super
vista sa smascherare la finta complessità; quello che a me
appare difficile, a volte incomprensibile, si svela ai loro
occhi come l'uovo di Colombo (Genova, 1492).Tutto è così
lineare che ti senti un idiota a non averci pensato prima.
Le torri gemelle le ha fatte saltare Bush. "Minchia, che te
lo dico a fare" (Donnie Brasco; Mike Newell, 1997)
"Garibaldi? Un ladro di cavalli" Detto da uno che parla di
Cavour come di un bandito, ma nel suo blog insegna anche a
fare i soldi in borsa...
Ma non è necessario scomodare i maestri e neppure i santi
del web, (Beppe Grillo che assolve i napoletani da ogni
colpa sulla monnezza, maggio 2008) giacchè le Verità si
rivelano anche ai piu' umili, a più brutti e perchè no, ai
più stupidi.
La verità è incontenibile, e sgorga da ogni blog degno di
questo nome, evidentemente non parlo di quelli che usano il
web come confessionale o come "prolungamento con altri
mezzi delle proprie pratiche onanistiche" (liberamente
tratto da Von Clausewitz, 1832); e così che tra un post sui
fumetti giapponesi ed uno sull'ultima gita a Barcellona, si
affacciano rivelazioni sui retroscena della mobilità del
personale nelle Ferrovie ( Trenitalia), sulle intenzioni
della Bossi-Fini (= Goebbels), sullo Psiconano (B.Grillo
giugno 2008) che, cattivo, si serve di cinque o sei
televisioni (Italia, Spagna, Cina...) e della ENDEMOL
(anagramma: Le Demon) per oppiare il popolo e conquistare
il mondo ( La Spektre, Ian Fleming,1958).
Per non rimanere troppo nel generico, e visto che sono a
Bologna, come non citare una presenza di questa città; una
presenza eterea della bolognesità. Appare. Scompare. Uno
spettro.
E’ un ragazzo in carne ed ossa ma non ci parla di
sciocchezze giovanili tipo sesso droga e rock and roll, e
come in una seduta spiritica ci costringe a rievocare il
passato. Ci costringe a fare i conti con le nostre
vergognose radici: lui è uno scrittore (E.Brizzi), uno
spirito guida. Parla del fascismo.Il fascismo ha vinto,
nella nostra società, e tutte le sere le veline di Striscia
la Notizia stanno li a dimostrarlo (Ezio Greggio non è mai
andato in piazza a festeggiare il 25 aprile!) In questo
paese c’è una deriva fascista, è sotto gli occhi di tutti,
lo sanno tutti, non poteva sfuggire a Brizzi.

Quando mi calo il passamontagna sulla faccia sento il
calore della comunità operaia” ( parola più, parola meno,
metà anni 70) un Toni Negri che ci fa assaporare la
romantica sensazione, e l’adrenalina, di chi si prepara
all’azione.
Mi sembra di ravvisare un’analogia negli effetti, non nei
contenuti, del gesto: mi calo il passamonta e non sono più
quello che ero poco prima, prudente, intelligente, vile o
semplicemente idiota; sono un combattente e sento il calore
e la spinta di un’intera comunità.
Quanti bravi ragazzi, o tranquilli padri di famiglia, o
semplici idioti, quando si calano nella Blog-sfera,
divengono più feroci del feroce Saladino ed augurano la
galera, ed irridono, ed insultano e si indignano, e a volte
augurano la morte ai nemici.

(VALTER SCOCCIA)

domenica 2 settembre 2012

James Ellroy a Bologna per la presentazione di "Il sangue è randagio"



L’America non è mai stata innocente. Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto.

Penso che John Fitzgerald Kennedy fosse un uomo politico, uno statista un po' di serie B e che Robert Kennedy fosse il più grande combattente contro il crimine che sia mai vissuto.

Tutto quello che mi resta è la volontà di ricordare. Non c'è più il tempo: solo sogni febbrili. Mi sveglio con un senso d'ansia; ho paura di dimenticare.


Il temporale era cominciato poco prima di mezzanotte e aveva spazzato via il concerto dei clacson e tutto il frastuono che normalmente annuncia l'anno nuovo sulla Strip. Nella sottostazione di West Hollywood, il 1950 si era presentato sotto forma di un'ondata di appelli urgenti, ciascuno dei queli seguito dall'intervento di ambulanze e altri automezzi.

Credo che Martin Luther King sia stato il più grande uomo americano del ventesimo secolo, lo ammiro moltissimo.


Non credo che l'assassinio di Kennedy sia stata una cospirazione vera e propria, quanto piuttosto un piano consensuale ad altissimo livello: i vari poteri costituiti - il governo, la mafia - hanno capito che sarebbe stato meglio per il Paese usare un personaggio come Lee Harvey Oswald in qualità di capro espiatorio, evitando di dare in pasto agli americani un boccone di carne avariata e marcia che non sarebbero stati certo in grado di mandar giù e di digerire. Ma la gente sa cosa è successo, e l'ombra di quell'evento incombe ancora su tutta l'America.


Marco Giusti, il critico innovatore di linguaggio tipo "Stracult"

"Un Festival di vecchi, con film fatti da vecchi, magari il cinema è anche diverso".....
A 20 anni qualsiasi Festival sembrava una cosa fantastica. Io mi ricordo che a 20 anni vedevo tutto, dormivo solo 3 ore. Ora è diverso, hai tutto, hai i DVD. E' diverso il cinema, i formati con cui si usufruisce della visione. Una volta si riusciva a parlare con George Cukor, Cannes è peggio, più il Festival è piccolo, più riesci a toccare Quentin Tarantino, Frank Miller, David Lynch, e quindi a innamorarti del Cinema che è l'unica vera missione del cinephile. I film in concorso sono una cosa, le retrospettive una cosa, gli eventi una cosa, i film a mezzanotte un'altra cosa. Per esempio in questo Festival la cosa più carina è il film di Jose Mojica Marins " Encarnação do Demônio", un grande horror di un autore- attore del terzo mondo, qui completamente ignorato, un super-horror che devi vedere qui. Quello che idealmente aveva inventato Ungari qui a Venezia e anche a Massenzio, fare del cinema tanti eventi (Hitchcock che non hai mai visto...)e noi ancora qui abbiamo questo modello qua....
Io ad esempio amavo John Ford, adesso il ragazzo ama l'horror, poi c'è una middle class di cinephiles diciamo alla "CIAK", che si bevono Charlize Theron, si bevono queste cose qui, però è chiaro che ci sono degli estrimismi nel cinema. Andiamo a vedere tutti quanti "Arcana", uscito solo 2 giorni nel 73, queste sono le cose che il cinephile nuovo ama. In generale c'è un cinefilo un po'più inutile, però anche il cinema è più brutto, meno forte, meno interessante. Il film come quello di Opzetek, un buon cinema medio italiano od americano, un tempo a chi sarebbe interessato. Ieri stavo intervestando Paolo Benvenuti su "Puccini", e gli ho chiesto "Secondo te c'è un legame tra il cinema western e Puccini?"E lui "Ah sì c'è quel film con Dean Martin, uno che spara...come quel film con Dean Martin, è "Un dollaro d'onore". E Benvenuti mi ha chiesto chi è il regista. Paolo, io dovrei prendere e andarmene subito, io non posso accettare che un regista non sappia chi è Howard Hawks...Una conversazione che feci con Quentin Tarantino, a Nizza adesso, su John Ford......Per Tarantino, Ford è stato sopravvalutato e il più grande regista del mondo è Sergio Leone e su questo si è aperto un dibattito...il punto è, lui è più giovane di me, avrà 7 anni di meno, credo, e questa cosa cambia completamente il modello di cinema da amare che ti ha formato. In fondo siamo quello che si vede e si ama quando abbiamo tra i 9 e gli 11 anni, il resto è secondario. Io amo film assurdi che vanno dal 66 al 68. Su questa cosa si apre il dibattito su cosa è la cinefilia adesso o che cosa era prima....

sabato 1 settembre 2012

Alessandro Cocco, il vero re degli angolisti catodici, nonchè recordman delle ospitate televisive- 28328 per la precisione-



Oggi Cocco è conosciuto sia dai produttori di Rai che di Mediaset, dai registi, e soprattutto dai telespettatori, in tutta Italia ma anche all’estero. “Gli autori hanno molto importanza sono loro che fanno i programmi” aggiunge
“In ogni paese che vado all’estero parecchia gente mi riconosce;ad esempio dovevo andare ospite in una tv cilena e praticamente poi non ho potuto andare per un problema di passaporto. In Germania e a Parigi mi hanno riconosciuto”
Così quello che di fatto è diventato uno dei volti più conosciuti della televisione è stato intervistato da giornalisti di paesi arabi, da giornali americani, da alcune tv europee, finendo addirittura in copertina su un grande quotidiano francese, essendo in prima fila al festival di San Remo.
Quello che mi lancio proprio, a livello mediatico, è stato nel ‘94 il giornalista della Repubblica Gualtiero Piereci che mi chiamò per un‘intervista, oggi quel giornalista che mi dedicò una pagina intera ha fatto una splendida carriera.
Sono andato parecchie volte sul giornale di Via Solferino, e pure su Tv7, Aldo Grasso ogni volta che fa un libro mi cita.”
“Al festival di San Remo io ne ho fatti 24 uno dietro l’altro, e per me è un altro primato, perché nessuno ne ha fatto mai cosi tanti, ne come cantante, ne come presentatore.”
Poi ha battuto un altro record ,7 programmi in un giorno, nel 1997 appena sveglio era ospite a Uno Mattina, poi sono sondato a Millefoglie(tivù svizzera) quattro puntate della Ruota della Fortuna e infine Canzoni sotto l’albero.
“Il mio cavallo di Battaglia e che io sto spesso in prima fila.” Dice divertito, svelando il suo piccolo grande segreto.
”Per me non fa alcuna differenza andare ospite in studio a un programma di una tv grande tipo quello di Celentano o quello di una tv locale, tra Rockpolitick e Festa in piazza ho scelto il programma di Antenna3. Ogni giovedì e ogni domenica sera sono ospite fisso nello studio1. Considero la Tv fondata da Renzo Villa come una grande famiglia, ad esempio ero molto amico oltre che di Enzo Gatta anche di Beppe Recchia, lui addirittura quando c’era un programma di Zuzzurro e Gaspare, mi ha fatto mettere giù un lettino negli studi di Antenna3 invitandomi goliardicamente a pernottare.”
“Ho collaborato a Festa in Piazza, ho scritto 3 volte su La Prealpina, dove sono di casa, il 28 agosto ho fatto un articolo sull’apertura del programma condotto da Eugenio Ban parlando degli operatori, dei registi e ho fatto anche gli auguri di un’ottima stagione, avevo scritto anche una recensione sullo stesso programma a fine giugno, in occasione dell’ultima puntata prima della pausa estiva.”

Dandy Bestia o Fabio Testoni o mr Skiantos?

Fonte: "Il Corriere di Bologna"
Gran buzza, gran cartola, gran chitarrista e comunque la pensiate, gran personaggio: questo è Dandy Bestia, in arte Fabio Testoni, l'uomo che da ragazzo faceva lo skiantos e che come un ragazzo, da uomo, continua a fare lo stesso. Senza soluzione di continuità.
La chiacchierata, per le strade della (stessa?) Bologna che li vide affiorare dalle cantine alla fine degli anni settanta, è condotta da un atipico regista chiamato Walter Ciusa, fondamentalmente un curioso, un magnete con la cinepresa in mano, capace di attrarre la più varia umanità. Come l'incontenibile Ted Hemmann o l'artista Dante Casagrande.
Godetevi questa conversazione e tenete d'occhio le video-imprese di Walter. Bologna, è anche questa.
( by Michele Pompei)

venerdì 31 agosto 2012

Wunderkammer presenta: "Il Volo del violino"


Venerdì 7 Ottobre 2011, ore 20:30, Wunderkammer anteprima
con il supporto del Consolato Generale dei Paesi Bassi - Milano
-media partner: RAI Radio3
- tone engineer Giuseppe Rodolfi

Castello di Miramare, Sala del Trono
IL VOLO DEL VIOLINO
Lidewij Van der Voort, violino - Fred Jacobs, tiorba
Programma completo
J. Jenkins (1592--1678)
Air -- Corant -- Almand -- Corant -- Saraband -- Air -- Air -- Air -- Air: Rant

M. Locke (ca.1621 - 1677)
Suite in d minor
Pavan in F major

J. H. Kapsberger (ca. 1580 -- 1651)
'Kapsberger'
Toccata
Passacaglia

B. Marini (1597 -- 1666)
Sonata quarta 'per il Violino, per sonar con due corde'
Romanesca, Galliarda e Corrente

J.H. Schmelzer (1623 -- 1680)
Sonata quarta


















giovedì 30 agosto 2012

E fu la volta di Todd Solondz!!!




Autore scomodo e mal distribuito nel nostro paese, l'americano Todd Solondz si distingue per il suo sguardo cinico e spietato sulle contraddizioni ed il bigottismo della piccola borghesia americana fin dalla sua opera prima, Fuga dalla scuola media, premiata al Sundance Film Festival nel 1996. Dopo questa "tragicommedia" dai toni angoscianti sulla triste quotidianità di un'undicenne emarginata e derisa dai compagni di scuola, nel 1998 Solondz apre la strada al filone di "smascheramento del sogno americano" (che in American Beauty troverà la sua versione politicamente corretta) con le storie di vita di Happiness, ambientato nel New Jersey, "Garden State" fatto di prati verdi e iperrealistiche villette a schiera in cui si nascondono vicende di pedofilia, abusi sessuali e frustrazione.
Questi stessi temi vengono portati avanti nel meno riuscito Storytelling (2001), diviso in due episodi poco organici ambientati in un mondo di adolescenti sfruttati sessualmente ed eticamente. Nel film Palindromes (2004), Solondz narra il desiderio di rimanere incinta di una dodicenne dal nome palindromo (Aviva), interpretata (come in Quell'oscuro oggetto del desiderio di Buñuel) da attori fisicamente diversissimi tra loro: quattro ragazzine, un ragazzo dodicenne, una bambina di sei anni e due donne adulte, come a voler ritrarre tutti i volti di un'America grottesca in decomposizione.
Torna al cinema con Perdona e dimentica nel 2009, esattamente dieci anni dopoHappinessper aggiornarci sullo stato di salute della famiglia Jordan, più che mai a pezzi.
Alla 68. Mostra del Cinema di Venezia (2011) presenta invece Dark Horse, storia di un atipico innamoramento tra due giovani con la sindrome di Peter Pan (lui colleziona giocattoli, lei è considerata la pecora nera della famiglia), in difficoltà nella fasi di superamento dell'adolescenza.

Che fine ha fatto Tinto Brass?



Giornata di chiusura del Festival, questa volta in compagnia dell'amico psicologo- sassofonista Stefano Scippa. Arriviamo alle 15 quando stanno già sbaraccando tutto. Peccato, nelle mie intenzioni c'era l'idea di portare a casa una qualche altra intervista. Detto e fatto! Mastro Brass gironzolava in compagnia, destinazione Hotel Excelsior. Gli giro intorno e in un nano secondo devo decidere come agganciarlo.
Regola numero 1: "Non essere scontato e banale"
Regola numero 2: "Omaggiare il Maestro"- sono un suo fan-.
Attacco con Bob Guccione, produttore di Caligola e alter ego di Brass. Poi è la volta del grande Kim Arcalli, montatore che rivoluzionò il cinema italiano e anche collaboratore di Brass all'inizio degli anni 60. Inevitabile la domanda sulla qualità di questa 65 esima edizione. Inevitabile la risposta del Maestro: "C'è una deriva progressiva verso la catastrofe totale"e per il Maestro che fu anche allievo del grande Luchino Visconti- e si vede- Morte a Venezia è il vero leit motiv di critici, cineasti e addetti ai lavori che non si riconoscono con le scelte del direttore Muller. Ma c'è anche Caterina Varzi, la nuova musa di Brass, protagonista del prossimo "Ziva", il film che sarà interamente girato in un faro...

martedì 28 agosto 2012

C'era una volta Mario Monicelli



Non è propriamente quella che si possa definire una grande intervista, anzi; ma stavolta non mi sembrava proprio il caso di infastidire il Maestro nella sua tradizionale passeggiatina serale. In questa breve chiacchierata Monicelli si sofferma sulla necessità di tornare alla vita familiare, al cinema a conduzione familiare- Avati ne converrebbe- anche se, diversamente da altri, è anche interessato ai grandi temi nazionali proposti dai 2 grandi assenti alla Mostra del Cinema: Garrone e Sorrentino.
Una curiosità: si sente la voce del Bufalo- mio compagno di s-ventura- in sottofondo. Era ora! Ci voleva proprio il carisma del Maestro Toscano per eludere il tipico "sguardo altrove" del Bufalo. Chi lo conosce sa a cosa mi riferisco, e per chi non lo conoscesse...

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare»

PS: ottimi gli Internet Point veneziani
PS bis: non ho proprio tempo per soffermarmi sui tanti films di Monicelli che ho amato...E' uno dei miei autori italiani preferiti, dietro al più grande di sempre- Dino Risi-.

THE HUMAN FILM sulla prima pagina di "Repubblica"



THE HUMAN FILM su "Il Corriere della Sera" per il Festival di Venezia




(Michele Pompei)


THE HUMAN FILM su "Il Resto del Carlino"


Articolo di Fernando Pellerano su "Il Corriere della sera" per Dante, uomo di strada: "l' Erotico- Eretico"




DANTE, UOMO DI STRADA: "L'EROTICO ERETICO" su "Il Resto del Carlino" nell'articolo di Benedetta Cucci






Articoli su "Repubblica" di Roy Menarini


Qui il link all'articolo di Roy Menarini su Repubblica!






giovedì 23 agosto 2012

THE HUMAN FILM

Dove finisce la realtà e dove inizia la messa in scena?
La finzione cinematografica, il paradosso della realtà
filmica, è tutto giocato su un tacito patto con colui che
guarda. Posso ingannarti (purchè ti abbia opportunamente
informato) con una costruzione narrativa plausibile,
oppure presentarti la realtà così come la macchina da
presa può cogliere direttamente dagli eventi, senza che
questi vengano in qualche modo modificati da chi li
riprende, con la logica e gli stilemi riconoscibili del
documentario.
E’ su questo discrimine incerto che si operano tutte le
falsificazioni possibili, tutte le contraffazioni dei falsi
documentari che nascondono elaborate “messe in scena”;
pur tuttavia il pubblico viene informato su ciò che sta
guardando, fiction o documentario, vero o falso che sia.
L’ambiguità crea disagio qui come non mai.
"The Human Film" è un film ambiguo, spurio, linguisticamente
scorretto perché scompagina con intelligenza le regole più
elementari del patto con lo spettatore.
Presentato come fiction, il film di Ciusa non svela il suo
dispositivo ed elude qualsiasi tipo di informazione sulla storia
o non-storia, sui personaggi e gli interpreti.
Il video, con la sua immediatezza un po’ brutale, talvolta
consente di aprire inusitati canali di senso e di giocare
ambiguamente, come in questo caso, su realtà e fantasia.
Lo hanno fatto i cineasti di Dogma, alla ricerca di uno sguardo
“casto”, non inquinato da effetti speciali e luci aggiuntive,
l’unico artificio ammesso era quello dettato dalla finzione
narrativa, tuttavia anche qui non c’era inganno tra verità e
finzione.
Ma l’ambiguità del film, la sua affascinante scorrettezza, non è
solo costruita sui personaggi ma è soprattutto linguistica, nel suo
giocare con categorie schematiche (fiction e documentario) per
scompaginarne lo schema, senza nel contempo suggerire chiavi
di lettura e di comprensione salvo forse gli eloquenti titoli di coda.
Qualcosa di simile è stata creata da Ciprì & Maresco con cinico-TV,
ma in questo caso saltava subito agli occhi la maestosità della messa
in scena e lo sgangherato realismo degli attori.
Le immagini del film di Ciusa si sottraggono alla logica della fiction,
cercando di negare anche quella del documentario.
Il mondo, come diceva diversi anni fa Piergiorgio Firinu,
è irrappresentabile, ma alcuni cineasti come Ciusa,
pur consapevoli di ciò, continuano inesausti a tracciare con la
loro telecamera le mappe dei propri miraggi come cartografi impazziti.

Gabriele Veggetti (critico cinematografico)

domenica 19 agosto 2012

Patrizia Pellegrino è ancora una bella gnocca! Wow




Riesumata dall'Isola dei famosi è tornata a far parlare di sè, ma questo, almeno per noi atypici, non è importante. La Pellegrino è soprattutto un idolo per le geneazioni di 35-40 enni cresciuti a Pane e "Blitz". Ha deliziosamente accompagnato i nostri primi momenti di intimità. E questo non è poco. Il Meganoide- un amico da me così ribattezzato per la sua passione per Daitarn e Goldrake- aveva una immensa collezione di giornaletti , che sotto pressione della madre- una specie di Signora Rottermayer- fu costretto a nascondere. Ma dove? Il Meganoide simulò di gettare i giornaletti nella spazzatura, poi tornò sui suoi passi e sotterrò questo ben di Dio in un
prato nelle vicinanze di casa sua. Wow, un migliaio di riviste tra cui Blitz, Le Ore, L'Intrepido, ma anche le copertine con Nadia Cassini, Carmen Russo, Barbara Bouchet, Edwidge Fenech...L'anno scorso il Meganoide ha deciso di riesumare il tesoro nascoto, insieme ai Vecchi Amici. Muniti di vanga abbiamo scavato e, miracolo, le copie erano ancora intatte. C'era anche una copia con Patrizia Pellegrino in copertina! WOW!
PS: nella foto è ritratto il Meganoide, a cosa stia pensando non è dato sapere, cosa stia facendo non è dato sapere? Forse sta pensando proprio a Patrizia P., a quel numero meraviglioso con la disinvolta soubrette in copertina?
Soubrette di tutto il mondo unitevi, aiutate il Meganoide!