venerdì 11 dicembre 2009

Incontrando Pasquale Squitieri- by Walter Ciusa

Quando hai davanti un intellettuale sopraffino come Squitieri, che con una semplicità disarmante, attraversa prima la sfera politica, poi il cinema, il Teatro, la Storia, allora saprai che quei 55 minuti di camera-fissa, senza un attimo di pausa, che annoierebbero chiunque con quella mancanza di stacchi, in realta' con lui passano, e ti verrebbe poi voglia di riascoltarlo e riflettere...
La filmografia di Micheal Moore secondo Squitieri: "ininfluente" e il dubbio ti rimane, ma sara' tutto vero?
E "Il Divo"? "Il Divo è un crimine"....
E il Cinema italiano? "Il Cinema italiano è morto perche' non ci sono piu' i generi"
Quando e perche' muore il mercato? "Il mercato muore perche' i registi si fanno corrompere dalla televisione".
"L' unico film che mi è piaciuto di questa mostra è il film di Asia Argento, perche' è un film in evoluzione"


PS: ho creato una playlist, quindi il filmato è visualizzabile senza pause....

martedì 15 settembre 2009

TINTO BRASS 2009: Sculacciando la Varzi!!!


Tinto Brass era rimasto letteralmente sconvolto dall'esclusione del Festival precedente. Puo' un uomo del suo calibro non ricevere nessuna menzione, quando altri "Grandi Vecchi"- Squitieri, Questi, e meno grandi- Montaldo- hanno avuto un qualche riconoscimento. Puo' un uomo che è anche una superstar internazionale, essere relegato ad un ruolo marginale, ai margini del Festival, nel circuito OFF, con il bellissimo "Kick the cock"...Tinto l'anno scorso era palesemente affranto, per fortuna che c'era la Caterina Varzi a conosolarlo. E poi c'eravamo noi a ricordargli che Muller e' una persona intelligente. Ma questa è un'altra storia...
PS: sullo sfondo un incredibile Riccardino Paccosi...

mercoledì 2 settembre 2009

BRASS/VARZI era da farsi


I primi a intuire che l'accoppiata Brass/Varzi avrebbe avuto un futuro, siamo proprio stati noi ATYPICI...ed anche a capire che il Festival 2008 sempre targato Muller sarebbe stato un Festival di transizione...Infatti quest'anno il programma e' molto piu' interessante dell'anno precedente- mera marchetta gerontofila-...
Abbiamo anche aperto per l'occasione un Canale Youtube atypicalmoviePro...

mercoledì 26 agosto 2009

Freaks and Vips: Calderoni con Lucio Dalla

E fanno 200000 visualizzazioni su Youtube, numeri che farebbero gola ad un'audience televisiva...
Freaks and Vips- Caterina Murino, Tinto Brass, Pasquale Squitieri, ma anche Vito Equatore e Franz Melanzetti, video biografie- Dante Casagrande e Giampiero Calderoni-, films -The Human Film (Biografilm e Venice Film Festival)- eventi pop- Il primo matrimonio allo stadio in Europa (Mediaset e Canal Plus)-, Cineclubs- Il Clandestino by Scaglieblogspot, Bolognetti Estate, Ginga Caffe'-, ecc ecc e poi una new entry- Giampierino Calderoni- angolista e vippologo di cui sotto la seconda parte della biografia sul web.

martedì 25 agosto 2009

THE HUMAN FILM/ episode "Ted on the phone"

Uno straordinario Ted Hemmann in una scena di 10 anni fa', meravigliosamente commentata dalla dolcissima Claudina Capozzi. Un tuffo nel passato, quando in pochi si potevano ancora permettere il cellulare.
Assistiamo in diretta alle telefonate fatte dal nostro eroe Ted Hemmann alle donne: sono chiamate piene di complimenti, di adulazioni, bugie. Decine di dichiarazioni d'amore. E poi nell'altra cabina c'è anche Federichino Galassi, che appare piu' impacciato al telefono rispetto all'ex piu' grande Partyman della citta' ...Tutto LIVE, come solo in pochi sanno fare!
THE HUMAN FILM- Rassegna Stampa-.
THE HUMAN FILM su MySpace
THE HUMAN FILM trailer

sabato 22 agosto 2009

MAVERICK

"Se uno vuol essere alla moda per la maggior parte della sua carriera produrrà solo opere di secondo piano. Forse riuscirà casualmente ad ottenere un successo, ma questo significa che è un gregario e non un innovatore. Un'artista deve guidare, aprire delle strade...Mi sono sempre sentito isolato...Un buon artista deve essere isolato. Se non è isolato, vuol dire che qualcosa non va..."
(Orson Welles)

"Accetto l'onore che mi tributate, a nome dei veri indipendenti. Di chi segue la propria strada senza ritenerla la migliore, tranne che per se stesso.
Non pensate che siano chiacchiere per riaffermare la mia libertà, e che a me siano necessarie cose che tutti voi ritenete superflue. Per esempio, in quanto regista mi finanzio lavorando come attore. Cioè, sono pazzo. Ma non tanto da credere di essere libero. I film che avete visto non avrei potuto realizzarli altrimenti. Magari sarebbero stati migliori, ma non sarebbero stati miei. La verità è che questa splendida serata non avrebbe allietato la mia vita se non fosse stato per il mio proverbiale spirito di contraddizione. Chi vi parla è qualcuno che non solo si dichiara ancora oggi il vostro fedele servitore, ma anche, in quest'epoca di supermercati, la vostra drogheria sotto casa."
(Orson Welles, discorso pronunciato in occasione della consegna del Life Achievemente Award, onore tributatogli dall'American Film Institute nel 1975)

(Scaglie)...un vero blog per chi ama il cinema!!!!

giovedì 20 agosto 2009

E venne l'ora di "FREAKS and VIPS": Giampiero Calderoni, angolista e vippologo


Il confine è molto labile, la contiguita' tra i 2 estremi e' evidente. I nostri miti li vogliamo conditi a dovere e consegnati a domicilio divinamente dissacrati. Devono librarsi sopra di noi e essere noi sotto sotto. Sovraumani. Accessibili. Conturbante contraddizione. Giampiero- nella foto- lo sa', Giampiero e' avanti, molto avanti.
LORO SONO VOI. VOI POTRESTE AVERE LA LORO FORTUNA. RICCARDO E FRANCESCA CHE CI LEGGETE, RALLEGRATEVI!!!!

FREAKS and VIPS apre il conto alla rovescia. Mancano 2 settimane al Festival di Venezia, la caccia e' aperta. Vips al banchetto dei Freaks, Freaks ginuflessi sul Red Carpet. Vips che ostentano tracotante sicurezza, Freaks armati di camera e pugnale. "Sir posso avere un po' del suo scalpo" Il mondo mondano che si fonde con il Mondo Reale, per 2 settimane, e c'è anche il cinema!!!

mercoledì 19 agosto 2009

Intervista a Dandy Bestia, chitarrista degli Skiantos

Fonte: "Il Corriere di Bologna"
Gran buzza, gran cartola, gran chitarrista e comunque la pensiate, gran personaggio: questo è Dandy Bestia, in arte Fabio Testoni, l'uomo che da ragazzo faceva lo skiantos e che come un ragazzo, da uomo, continua a fare lo stesso. Senza soluzione di continuità.
La chiacchierata, per le strade della (stessa?) Bologna che li vide affiorare dalle cantine alla fine degli anni settanta, è condotta da un atipico regista chiamato Walter Ciusa, fondamentalmente un curioso, un magnete con la cinepresa in mano, capace di attrarre la più varia umanità. Come l'incontenibile Ted Hemmann o l'artista Dante Casagrande.
Godetevi questa conversazione e tenete d'occhio le video-imprese di Walter. Bologna, è anche questa.


venerdì 26 giugno 2009

Collateral by Micheal Mann

Michael Mann si conferma ancora una volta fra i migliori registi d'azione e presenta alla Mostra del Cinema di Venezia, un lungometraggio con continui cambi di ritmo che si svolge, temporalmente, tutto in una notte.
Los Angeles, atmosfera sincopata. Max, tassista modello, compie una corsa con un procuratore donna che avrebbe dovuto discutere un caso in tribunale la mattina successiva. Immediatamente dopo, un nuovo cliente, Vincent, che gli fa una proposta allettante, accompagnarlo per l'intera notte in cambio di 700 dollari. Max si fa convincere, senza sapere che da quel momento avrebbe iniziato un viaggio allucinante. Vincent è infatti un killer di professione che deve regolare i conti con cinque persone, una delle quali, a sua insaputa, sta a cuore al conducente di taxi.
Difficile dichiarare se l'elemento più coinvolgente di questo riuscito action movie sia quello visivo o quello della sceneggiatura. I primi piani strettissimi, la notte losangelina, il montaggio serrato (spettacolare la scena della discoteca con un incessante e ipnotica musica martellante) e l'uso del digitale che rende le immagini notturne più nitide con un conseguente iperrealismo, si fondono con i dialoghi ironici, a volte tarantiniani, fra Vincent e Max, e che lentamente assurgono a una sfida sulle orme delle regole dell'arte della guerra di Sun Tzu.
Tom Cruise e Jamie Foxx si affrontano a viso aperto diretti da un nuovamente grande Mann, saggia mano del cinema adrenalinico di classe.

L'Ultimo Spettacolo- The last Picture Show- by Peter Bogdanovich


Locandina L'ultimo spettacolo

1951, in una piccola città del Texas. Il vecchio proprietario del cinema muore e lascia il locale al giovane Sonny che si trascina annoiato tra un'amante quarantenne e l'amicizia protettiva con un ritardato mentale. È una metafora intrisa di tristezza sulla fine di un cinema e di una generazione. Brillante e toccante tranche de vie nel Texas. B. Johnson e C. Leachman vinsero un Oscar. Ottimo bianconero di Robert Surtees. Sceneggiato dal regista con Larry McMurtry, autore del romanzo (1966) omonimo. 1° film di C. Shepherd. Seguito da Texasville. Nel 1990 P. Bogdanovich ne ha curato un'edizione speciale in laserdisc più lunga di 7 minuti.

giovedì 25 giugno 2009

Interview with Henry Miller Screener


"La vita dice Emerson, è fatta di cio' che l'uomo pensa tutto il giorno. Se e' cosi', allora la mia vita non e' altro che un enorme intestino. Tutto il giorno io non penso ad altro che al cibo; non solo: me lo sogno di notte. Pero' non chiedo di tornare in America, d'essere torchiato a doppia vite, di girare il bindolo. No, preferisco essere un pover'uomo in Europa"

martedì 23 giugno 2009

Henry Miller: about New York

"Quando penso a New York ho una sensazione diversa, molto diversa. New York fa' sentire anche al ricco che egli non conta nulla. New York e' fredda, scintillante crudele. Gli edifici ti dominano. C'è una specie di frenesia atomistica nell'attività; tanto piu' frenetico, tanto piu' sminuito lo spirito. Un fermento continuo, ma potrebbe benissimo avvenire in una provetta. Nessuno ne sa lo scopo. Nessuno indirizza l'energia. Stupendo. Bizzarro. Sconcertante. Una terribile spinta reattiva, ma assolutamente priva di coordinazione. Quando penso a questa citta', dove sono nato e cresciuto, questa Manhattan di cui canta Whitman, una rabbia cieca, incandescente, mi sfiora le budella. New York. Le prigioni bianche, i marciapiedi brulicanti di vermi, le fila del pane, gli spacci d'oppio costruiti come palazzi, gli sporchi ebrei che ci sytanno dentro, i lebbrosi, sicari, e sopra tutto, l'ennui, la monotonia dei volti, strade, gambe, case, grattacieli, pasti, manifesti, mestieri, delitti, amori"...
("Tropico del cancro")

lunedì 22 giugno 2009

Riccardino Paccosi e la sua passione per i fumetti

Bolognetti 2008
Può un uomo, che è anche una persona intelligente, e l'intelligenza al giorno d'oggi è un optional, ripeto può un uomo, che è anche il nostro direttore artistico e qui parliamo niente popò di meno che di Riccardo Paccosi, che ieri ci ha intrattenuto e fatto divertire col Pornogolf...può un uomo nel pieno della sua maturità psichica rimanere ingabbiato in un Serial, che prima era un grande fumetto ed ora è niente di più che un serial per postadolescenti, mi riferisco naturalmente a Spider-man? Può un uomo di una intelligenza raffinata come Paccosi prendere sul serio un fumetto, che non è più un fumetto, ma un anziano tenuto in vita da una Multinazionale dell'Intrattenimento? Può un uomo, anzi possono degli uomini maturi, sulla quarantina e qui mi riferisco a Lupoi- direttore, nonchè amministratore delegato della Marvel Italia- e Max Brighel- redattore- raccontarci di un fumetto come fosse una Soap Opera o un Serial Televisivo, con la serietà e con la perizia di chi si occupa di Mercati Finanziari o di Massimi Sistemi?...A voi tutto ciò non vi sembra ridicolo? E a te Riccardo, che lo sai e che mi hai chiesto di esorcizzare con questo testo sgrammaticato e assurdo come è assurda la vostra devozione per questi Eroi che non muoiono mai, ripeto esorcizzare questo buco nero nella tua psiche, questo angolo di irrazionalità al quale non puoi rinunciare, una zona incontrollabile della psiche, può un uomo?...Possono dei ragazzini riempire il loro foro occipitale con gli eroi della Marvel, discutendo se sia più forte Spider-Man o la Torcia Umana, Hulk o la Cosa? Sì loro possono e forse possono anche appassionarsi alla Spider-telenovelas....Può la massaia di Carrara o il magliaro di Gubbio, anzi possono loro, magari con l'aggiunta del metalmeccanico di Tarvisio, possono loro con devozione , perchè si è devoti quando si crede, e Beautiful e Happy Days si crede che siano una gran cosa o almeno siano stati un tempo, quando i Serial TV erano agli albori?...Sì loro possono, eccome se possono. Ma perchè rendere di nuovo single l'Uomo Ragno? E' credibile tutto ciò? Può un uomo e qui mi riferisco ancora a Riccardo rimanere traumatizzato per la morte di Gwen Stacy, dichiarandomi lo stesso giorno che da quel giorno, proprio da quel giorno il suo rapporto con le donne si è definitivamente incrinato, cioè in soldoni non si tromba più?
E il povero Hulk secondo Lupoi?"Hulk deve andare nello spazio, fare dei figli, tornare nella Terra, perdere il potere...ci deve essere un altro Hulk, una invasione aliena, ci devono essere degli Skrull tra di noi, ecc"
In questo mondo di folli quella simple-mind di Max Pezzali c'aveva visto giusto!!!!!!!!

Solita notte da lupi nel Bronx
nel locale stan suonando un blues degli Stones
loschi individui al bancone del bar
pieni di whisky e margaridas
tutto ad un tratto la porta fa "Slam"
il guercio entra di corsa con una novità
dritta sicura si mormora che
o cannoni hanno fatto "Bang"
Hanno ucciso l'uomo ragno
chi sia stato non si sa
forse quelli della mala forse la pubblicità
hanno ucciso l'uomo ragno
non si sa neanche il perché
avrà fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè

Alla centrale della polizia
il commissario dice che volete che sia
quel che è successo non ci fermerà
il crimine non vincerà
ma nelle strade c'è panico ormai
nessuno esce di casa nessuno vuole guai
ed agli appelli alla calma in TV
adesso chi ci crede più
Hanno ucciso l'uomo ragno...

Giù nelle strade si vedono gangs
di ragionieri in doppio petto pieni di stress
se non ti vendo mi venderai tu
per cento lire o poco più
le facce di Vogue sono miti per noi
attori troppo belli sono gli unici eroi
invece lui si lui era una star ma tanto non ritornerà
Hanno ucciso l'uomo ragno...

giovedì 11 giugno 2009

Grindhouse e' una cagata pazzesca pero'....


Tarantino da' il peggio di se' in questo filmetto ultracitazionista con idee prese qua e la', slegate, senza un filo conduttore...un po' Russ Meyer- un po' molto a dire il vero- un po' Sarafian in "Punto Zero"...molte citazioni, dialoghi lunghi e spesso noiosi...mah
L'unica cosa che salvo è la scelta delle attrici, belle e dannate, un po' pazze, un po' troie!

martedì 9 giugno 2009

La profezia di Lucio Urtubia/Biografilm 2008

Lucio Urtubia aveva previsto tutto...Lucio come Clint Eastwood e Sidney Lumet, quelli della "Vecchia Scuola", coloro che vedono le cose con largo anticipo, quelli slegati dalle logiche del potere e del pensiero unico dominante...Clint in "Gran Torino" ci da' una lezione di come le conquiste si ottengano passo dopo passo, con fatica, come la progressicva fiducia verso la neo insediata comunita' coreana, spaccata in 2 tra tradizionalistmo da un lato e gangismo da quartiere dall'altro. Lo stesso Clint, che aveva fatto la Guerra in Corea e odiava i Musi Gialli, una recitazione di grugniti e primissimi piani, poche espressioni, poche parole, una lenta ma progressiva uscita da uno stato di mutismo solipsista, alla ricerca di se', ma anche di una famiglia vera. Clint ritrova la "tradizione" nella nuova Comunita' Coreana, donando la propria vita ai "Nuovi Amici", spezzando il cordone ombelicale con figli e nipoti, che da lui si aspettano nient'altro che una ricca eredita'...Lumet a 83 anni realizza il bellissimo "Onora il Padre e la Madre". E Lucio? A parte il bellissimo documentario, vincitore anche di un premio al Biografilm, mi rilascia un intervista di 10 minuti; l'anarchico Lucio aveva capito tutto di Berlusconi...vedere per credere!!!!!!!!A un anno esatto di distanza da quella intervista "El Pais" pubblichera' alcune foto del "Pagliaccio Berlusconi"- cosi' Lucio lo ha ribatezzato-. Gli Spagnoli hanno le palle, o forse sono semplicemente piu' liberi....Onore alla Vecchia Scuola!!!

Biografilm ospita sabato 14 giugno alle 20.00 in Sala Lumière 2 il film che incarna la ribellione, intesa come lotta al Potere: Lucio di Aitor Arregi, e José Mari Goenaga, ovvero la rocambolesca e incredibilmente vera storia del più grande falsario di tutti i tempi, Lucio Urtubia.Un personaggio incredibile, l’uomo che ha truffato una delle banche più potenti del mondo e ha continuato a fare il muratore senza perdere nemmeno un giorno di lavoro dichiarando in tutta tranquillità:

"I ladri sono le banche. Noi, la sola cosa che cerchiamo di fare è quella di ristabilire un po' di equilibrio ". Un affascinante anarchico che continua a stupire e che sarà ospite di Biografilm Festival per incontrare il pubblico prima della proiezione.

biografilm 2009

giovedì 30 aprile 2009

DOVES vs DOLPHINS


Vittoria alla “Dolphins”: la prima gioia esterna della stagione arriva nell’ultimo minuto di gioco, (54 secondi per la precisione), quando i dorici ribaltano il 28-26 per i Doves realizzando la segnatura con una magia firmata da Pentello e Ciasulli (28-32) e alzano poi una diga umana con Persing, D’Eramo e Papassodero nei 10’’ finali per proteggere il prezioso risultato. Un successo al cardiopalma, ottenuto col timbro che caratterizza una squadra che possiede le risorse morali e fisiche per crederci ad oltranza, anche quando tutto sembra compromesso. Giocare nel “Doves Stadium” a domicilio di una formazione all’ultima spiaggia che si sapeva avrebbe interpretato la gara con grande intensità agonistica, era di per sé una sfida. I Dolphins, pur con una linea difensiva completamente ridisegnata a causa dei forfait di Aquinati e Rosati e con Domenichetti stoicamente in campo, l’hanno approcciata con l’atteggiamento giusto, buttando alle spalle i fantasmi dell’incolore prova di sei giorni prima con i Marines.

(from www.dolphins.it)

venerdì 24 aprile 2009

MARCO GIUSTI AL VFF

Incontro Marco Giusti al 4' giorno del Festival!

"Un Festival di vecchi, con film fatti da vecchi, magari il cinema è anche diverso".....
A 20 anni qualsiasi Festival sembrava una cosa fantastica. Io mi ricordo che a 20 anni vedevo tutto, dormivo solo 3 ore. Ora è diverso, hai tutto, hai i DVD. E' diverso il cinema, i formati con cui si usufruisce della visione. Una volta si riusciva a parlare con George Cukor, Cannes è peggio, più il Festival è piccolo, più riesci a toccare Quentin Tarantino, Frank Miller, David Lynch, e quindi a innamorarti del Cinema che è l'unica vera missione del cinephile. I film in concorso sono una cosa, le retrospettive una cosa, gli eventi una cosa, i film a mezzanotte un'altra cosa. Per esempio in questo Festival la cosa più carina è il film di Jose Mojica Marins " Encarnação do Demônio", un grande horror di un autore- attore del terzo mondo, qui completamente ignorato, un super-horror che devi vedere qui. Quello che idealmente aveva inventato Ungari qui a Venezia e anche a Massenzio, fare del cinema tanti eventi (Hitchcock che non hai mai visto...)e noi ancora qui abbiamo questo modello qua....
Io ad esempio amavo
John Ford, adesso il ragazzo ama l'horror, poi c'è una middle class di cinephiles diciamo alla "CIAK", che si bevono Charlize Theron, si bevono queste cose qui, però è chiaro che ci sono degli estrimismi nel cinema. Andiamo a vedere tutti quanti "Arcana", uscito solo 2 giorni nel 73, queste sono le cose che il cinephile nuovo ama. In generale c'è un cinefilo un po'più inutile, però anche il cinema è più brutto, meno forte, meno interessante. Il film come quello di Opzetek, un buon cinema medio italiano od americano, un tempo a chi sarebbe interessato. Ieri stavo intervestando Paolo Benvenuti su "Puccini", e gli ho chiesto "Secondo te c'è un legame tra il cinema western e Puccini?"E lui "Ah sì c'è quel film con Dean Martin, uno che spara...come quel film con Dean Martin, è "Un dollaro d'onore". E Benvenuti mi ha chiesto chi è il regista. Paolo, io dovrei prendere e andarmene subito, io non posso accettare che un regista non sappia chi è Howard Hawks...Una conversazione che feci con Quentin Tarantino, a Nizza adesso, su John Ford......Per Tarantino, Ford è stato sopravvalutato e il più grande regista del mondo è Sergio Leone e su questo si è aperto un dibattito...il punto è, lui è più giovane di me, avrà 7 anni di meno, credo, e questa cosa cambia completamente il modello di cinema da amare che ti ha formato. In fondo siamo quello che si vede e si ama quando abbiamo tra i 9 e gli 11 anni, il resto è secondario. Io amo film assurdi che vanno dal 66 al 68. Su questa cosa si apre il dibattito su cosa è la cinefilia adesso o che cosa era prima....

giovedì 16 aprile 2009

Incontrare Caterina Murino fa aumentare la pressione arteriosa





"L'INTERVISTA"
W: Come ci si sente nei panni della nuova Sophia Loren? Ti senti un po' investita di questo ruolo così importante?
C: No, non potrei mai.
W: Quindi sei molto modesta?
C: No, non è modestia, non potrò mai sognare di diventare Sophia Loren e nemmeno di assomigliarle un minimino.
W: Ma ce l'hai lo spirito della madrina, sai che Sophia Loren
è una sorta di madrina italiana all'estero. Vorresti ambire a diventare questo?
C: Credo che lo sono già, perchè non vivo in Italia, vivo in Fr
ancia, per questo lo sono già.
W: cosa ti manca dell'Italianità in Francia, ti manca qualcosa?
C: no.
W: motivo?
C: sto bene in Francia perchè ho fatto una scelta, una scelta un po' forzata e adoro la Francia
W: quindi hai seguito un po' Monica Bellucci?
C: assolutamente no, ognuno ha la sua vita e la propria carriera!
W: quindi un percorso atypico il tuo...ti senti un po' atypica in questo?
C: molto atypica in tutto!
W: quali sono i princi
pi fondamentali della tua atypicità?
C: sono sarda e a parte Maria Carta, credo non ci sia nessuna attrice sarda nella storia del Cinema Italiano...(continua)...








O
tto nuovi film per Cate
rina Murino, ex bond girl insieme a Eva Green, accanto a Daniel Craig nell'episodio di James Bond, Casino Royale. La carriera per la giovane attrice da quel momento è decollata, tanto che ormai vive stabilmente a Parigi, si sente un'attrice internazionale e dice sicura di sé: "All'estero sanno chi sono".
Della sua vita in Francia racconta come vi si è stabilita: "Nel 2003 grazie alla mia cocciutaggine, non parlando il francese, ho avuto la parte ne "Il bandito corso" con Jean Reno, dopo che erano state scartate quattro attrici italiane che parlavano la lingua" ; mentre dell'Italia prova un certo imbarazzo a parlare, soprattutto dell'argomento a lei più caro, il cinema.

Di fronte alla parola cine-panettoni la sua reazione è: "Ho difficoltà a parlare di cinema per i cine-panettoni, in Francia non esistono. Lì il governo aiuta i registi, lì arriva il cinema da tutto il mondo (e pochi dall' Italia, non sappiamo esportare le storie) - e prosegue come un fiume in piena - lì c'è un'industria e niente ingerenze politiche. In Italia bisogna vincere un David per poter continuare a lavorare, devi avere punti per trovare finanziamenti, se non vinci un premio non ti danno punti. Così hai attori non giusti con la raccolta punti tipo Mulino Bianco. Allucinante".
Anche per la fiction non ha parole meno dure: in uno dei prossimi film, Made in Italy di Stéphane Giusti reciterà la parte di un'attrice di fiction italiana e a tal proposito afferma: "Non esistono queste cose in Francia. Che tristezza per le attricette raccomandate da Berlusconi a Raifiction. Se quello è il vertice...".

Caterina Murino filmografia
Caterina Murino website

PS: E' scontato dire che siamo d'accordo con Caterina: per gli atypici il cinema italiano è morto- con la morte dei generi è morta l'industria-. Esistono dei casi, e solo di casi trattasi, come la Fandango, o i films di Sorrentino e Garrone...e c'è anche Caterina nel film di Zanasi "Non Pensarci" e ne "Il seme delladiscordia" di Pappi Corsicato!





venerdì 20 marzo 2009

Rapporto Confidenziale Nuovo Sito Web

Rapporto Confidenziale Nuovo Sito Web

Rapporto Confidenziale Nuovo Sito Web


www.rapportoconfidenziale.org

THE MOVIE BRATS
Rapporto Confidenziale non ha propriamente una redazione nel senso classico del termine, RC è più che altro una rete di relazioni, una galassia di persone interessate a parlar di cinema che si ritrova una volta al mese sulle pagine della rivista. Quello che trovate di seguito è semplicemente l’elenco degli autori che sin qui sono comparsi su RC, ordinati alfabeticamente con un link che vi permetterà di conoscerli un po’ meglio.

Giampiero Assumma link

Costanza Baldini link

Roberto Bernabò link

Corinne Chaufour link

Alessandra Cavisi link

Matteo Contin link

DIGICULT – DIGIMAG link

Alessio Galbiati link

Maurizio Giuseppucci link

Samuele Lanzarotti link

Francesca Mitrovic link

Ciro Monacella link

Cesare Moncelli link

Francesco Moriconi link

Luciano Orlandini link

Emanuele Palomba link

Ugo Perri link

Roberto Rippa link

Luca Ruocco link

Ivan Talarico link

Mario Trifuoggi link

Mario Verger link

mercoledì 18 marzo 2009

IL POTERE (Augusto Tretti)

POST TRATTO DAL BLOG "SCAGLIE"

(post appositamente scritto per www.rapportoconfidenziale.org)

Il potere
di Augusto Tretti
(1972 ITA 86’)

Duchamp soleva dire che l’unica soluzione per l’artista del futuro è rifugiarsi nell’underground e Augusto Tretti questo lo ha fatto e perseguito con grande coraggio e determinazione. Nella sua carriera ha fatto solamente tre fiammeggianti film (La legge della tromba, Il potere e Alcool) e un mediometraggio (Mediatori e Carrozze). Tutte le sue opere sono state rese praticamente invisibili dalla distribuzione, fatta eccezzione per qualche raro passaggio notturno televisivo sul programma Fuori Orario. Il suo cinema beffardo e irriducibile ha evidentemente ripetutamente colpito nel segno, rendendosi scomodo sia per il potere economico che per quello politico, tanto da risultare velenoso e indigesto per la società del tempo (ma anche per quella attuale), solitamente capace di assimilare agevolmente, monetizzare e riciclare a proprio favore ogni forma di espressione culturale antagonista. Dopo l’apprezzato esordio con “La legge della tromba” del 1960 Tretti ha dichiarato “non potevo fare film qualunque, non potevo compromettermi, svilire quei preziosi giudizi sul mio film” e da quello stato d’animo è infatti scaturito il suo film più sferzante, intitolato “Il potere”. Un apologo apparentemente naïf, girato con pochi mezzi e attori non professionisti, che si avvale del tono grottesco per lanciare pungenti staffilate riguardanti i meccanismi occulti che regolano la gestione del potere nei diversi periodi storici della storia umana. L’intuizione folgorante di Tretti è quella di mostrare tre strani personaggi dalla testa di belve (un leone una tigre e un leopardo), seduti su dei troni, come detentori del potere militare, commerciale e agrario. Sono coloro che nel corso dei secoli muovono le fila della spartizione del denaro e del potere, servendosi di volta in volta di ciò che gli fa più comodo. Davanti alla massa questi potenti non compaiono, formano una specie di setta che gli permette di rimanere nell’ombra e nei loro incontri analizzano i cambiamenti in atto nella società e decidono di conseguenza le strategie più idonee per perpetuare il potere, i privilegi e la ricchezza acquisiti. Ciò significa che i politici sono solo apparentemente i detentori del potere, dietro di loro c’è ben altro e questo Tretti lo mostra inequivocabilmente nella sequenza in cui la testa di Mussolini (in realtà una maschera di gomma), appesa ad un gancio, viene gettata via da una delle tre belve, che afferma beffarda “oggi questi burattini non servono più... oggi per continuare a sfruttare e speculare bisogna cambiare tattica e trarre profitto dalle leggi democratiche... oggi per conservare il potere è meglio camuffarsi da socialisti”. La dissacrante pellicola di Tretti non si tira indietro davanti a nessun potere costituito, evidenziando la cialtroneria, la scarsa memoria e l’ipocrisia dei vari protagonisti delle vicende storiche narrate. Il film parte dalle origini del potere, cioé dalla preistoria e più precisamente dall’età della pietra. Tretti mostra come uno scaltro individuo, fingendosi il Dio del Fuoco, riesca ad impaurire i suoi simili e ad assumere così il controllo dell’intera comunità. La seconda epoca trattata nel film è quella dell’Impero Romano in cui ci vengono mostrati i latifondisti intenti a fare il bagno nel latte, cullati e lavati da splendide schiave, alquanto preoccupati per l’imminente riforma agraria propugnata dal tribuno della plebe Tiberio Gracco. In questo frammento ricordo una scena pungente che mostra i senatori romani preoccupati durante una riunione a causa della minaccia rappresentata dalla rivoluzionaria riforma agraria e in cui i mugugni si trasformano in inequivocabili grugniti suini. Il successivo assassinio di Tiberio Gracco ad opera dei latifondisti viene inframmezzato con immagini che mostrano i corpi martoriati di altri martiri innocenti della nostra storia recente. La terza epoca affrontata nel film è quella del Far West in cui galeotti europei vengono liberati e a loro spetta il compito di colonizzare l’America liberandola dai selvaggi, i pacifici indiani. In questo spezzone si sente il motto “Bibbia e moschetto pioniere perfetto”. Le fila della strategia per lo sterminio degli indiani sono manovrate sempre dalle tre belve con l’intento di portare progresso, libertà e religione nel Nuovo Mondo. Lo sterminio finale degli indiani viene inframmezzato da Tretti con immagini di altri stermini, come quello del Vietnam. La quarta parte del film è incentrata sull’Italia del 1919 in cui si assiste all’insorgere dei primi scioperi contadini mossi dalle idee promulgate dalle cooperative socialiste, intente ad impedire speculazioni sui prodotti alimentari e a limitare il costante rialzo dei prezzi. Le tre belve spaventate da questi repentini cambiamenti e convinte del fatto che “i rivoluzionari si combattono nelle piazze” decidono di appoggiare l’ascesa del nascente partito fascista, cappeggiato da Benito Mussolini, colui che coagula l’aristocrazia del genio e quella del sangue, nel film interpretato dallo stesso Tretti, grazie all’ausilio di una folgorante maschera di gomma. L’ideale del nuovo potere si riassume nel trittico patria, famiglia e religione e le preoccupanti commistioni tra fascismo e Chiesa vengono mostrate senza remore. Una sequenza esilarante della pellicola è quella della marcia su Roma in cui vediamo un’armata brancaleone, in cui l’ultimo sgangherato soldato porta con sé il proprio fedele cagnolino al guinzaglio, che giunge alle scalcinate porte di Roma e trova il Re Vittorio Emanuele II pacifico ad attenderli per farli entrare. Il Mussolini del film in un’altra sequenza dichiara “io rispetto la libertà di stampa, ma se i giornali parlano male di me...io abolisco la libertà di stampa”... e questa è una frase che possiede un inquietante e profetico déjà vu... Altra scena memorabile è quella in cui assistiamo ad una parata fascista in cui, per dimostrare l’efficienza delle forze armate, vediamo gli stessi scalcagnati soldati riciclare ripetutamente sé stessi e i propri mezzi facendo di volta in volta la parte di alpini, bersaglieri, corrazzieri e granatieri e in cui le biciclette vengono trasformate all’occorrenza in cannoni o addirittura finti carrarmati. Ma il frammento stupefacente del film è quello che riguarda “l’epoca moderna” dove l’imperativo delle tre belve è quello di narcotizzare le masse con la stampa, la falsa cultura e con la televisione, quello di distrarre il popolo con lo sport e manipolare la gente con i beni di consumo...in poche parole la società contemporanea, aggiungendo la distrazione data dalle modelle svestite, dai videogiochi e dal vociare dei pettegolezzi. Tretti punta il dito su quello spaventoso fenomeno culturale omologatore, che Pasolini chiamava “edonismo di massa” e non esita a denunciare il nascente consumismo come nuovo fascismo. Citando una recensione del film di Rippa: “l'uniformità e l'obbedienza delle masse sono assicurate non dalla violenza né dalla propaganda politica, ma dalla facile imposizione di un modello di vita improntato alla produzione e al consumo, nella costante ricerca del prossimo bisogno indotto da soddisfare”. Numerose le scene graffianti come quella della fabbrica di galline con un unico operaio per 100000 galline, alternata ad immagini di bambini africani moribondi a causa della fame. In una sequenza degna del miglior Jodorowsky (ma ricordiamoci che questo film è antecedente alla “Montagna Sacra”), Tretti ci mostra un allevamento di galline, mostruosamente ammassate per evidenti motivi commerciali, in cui queste sono costrette ad indossare occhiali per evitare il cannibalismo, e in cui il padrone decanta ai suoi ospiti le qualità del Super-Uovo, in realtà una nullità piena d’acqua e senza tuorlo, emblema del cibo nella nostra società, bello da vedere, ma vuoto. Altra scena indimenticabile è quella in cui una specie di “nuovo sacerdote”, in una società il cui motto è “meno ospedali, meno scuole e più autostrade”, decanta le qualità di una super-auto, la “Super Leggera Special Sport”, dall’alto degli scalini di una chiesa ed incita la massa desiderante a fare debiti e firmare cambiali pur di aggiudicarsela...e vedendo le automobili che circolano ai nostri giorni è facile intuire quanto il film sia profetico...e ora che i debiti si sovrappongono e manca la liquidità...non resta altro che fare il botto. Altra scena incantevole è quella della pubblicità del Moblon, soprammobile inutile e insulso, che grazie ad un’accurato e quotidiano bombardamento a tappeto fatto di ammiccanti messaggi pubblicitari attraverso radio, TV, giornali e manifesti nelle città riesce a diventare un feticcio irrinunciabile per fare sentire l’ormai lobotomizzata massa veramente alla moda. La vena anarcoide di Tretti si manifesta poi nel sorprendente finale con le tre belve che abbracciano la fede della falce e martello, consacrati da un sole rosso, che li accompagna nel provvidenziale cambio di rotta. Chiude il tutto la chiarificante frase di Lenin “ma chi non sa che ai giorni nostri ogni furfante ama pavoneggiarsi in un vestito rosso?”.
Da non dimenticare anche la sperimentale colonna sonora composta da musica cacofonica e distorta ad opera della sorella di Tretti. Chiaro che con un film così l’unica certezza è quella pronunciata da Ennio Flaiano su Tretti: “resterà un fenomeno isolato, o peggio, da isolare...”, ricordandosi però, e sono sempre parole di Ennio Flaiano, che “il dono di Tretti è una semplicità che non si copia, presuppone la superba innocenza dell'eremita... niente in lui è ingenuo o copiato, ma viene da una cultura ben digerita, strizzata alla radice... Non lascia niente al caso. I suoi personaggi non sono mai burattini, esistono nel momento in cui si realizzano... I volti esemplari, il modo di muoversi, la solitudine dei suoi attori (folle di otto persone, eserciti di dodici soldati), riportano il cinema ad un Eden dimenticato, a grandi spazi fatti di paesi, monti e campagne della memoria...”
(post appositamente scritto per www.rapportoconfidenziale.org)

martedì 3 marzo 2009

RAPPORTO CONFIDENZIALE ON LINE

Sull'ottimo cineblog "Scaglie"potete scaricare il 12 esimo numero di Rapporto Confidenziale, rivista digitale di cultura cinematografica.

"Dopo otto anni bui, nei conservatori e comunque sempre un po’ puritani Stati Uniti il popolo ha eletto presidente un quarantasettenne nero con idee liberali e ora attende di vedere come lavorerà. Intanto, con l’intento di «tornare agli standard della Costituzione, anche in un momento di guerra», si chiude quella vergogna che è stata Guantanamo. Nel 2009 a Sean Penn è stato attribuito il premio Oscar come migliore attore protagonista grazie al ruolo di un attivista per i diritti civili, primo gay eletto, trent’anni fa, ad una carica pubblica.
Il buio in Italia piace: abbiamo un presidente del Consiglio settantaduenne che di nero ha solo le idee, che è liberale unicamente a riguardo dei suoi interessi personali - che sono molti essendo il terzo uomo più ricco d’Italia, secondo la rivista Forbes, grazie a un patrimonio di 9.4 miliardi di dollari - e che parla di una ragazza in coma irreversibile da diciassette anni come di una persona che potrebbe partorire. In Italia la guerra non c’è - almeno ufficialmente - ma la Costituzione viene da lui definita come filo-stalinista e vengono istituzionalizzate le ronde.
Nel 2009 un innominabile cantante - tanto innovativo in forma e contenuti da fare apparire Nilla Pizzi come una cantante di Death Metal - ha quasi vinto la prima (perché unica) manifestazione musicale della televisione con un brano vergognoso che parla di “redenzione” di un gay che nel resto d’Europa nessuno avrebbe mai preso nemmeno lontanamente in considerazione di trasmettere. E il pubblico ha votato compatto per lui".
(Roberto Rippa)

Rapporto Confidenziale - rivista digitale di cultura cinematografica
numerododici (febbraio 2009)

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domenica 8 febbraio 2009

VIVERE E MORIRE A BOLOGNA










Arrivati a Bologna un po' per caso, tra la fine degli anni 90 e l'inizio del Nuovo Millennio, spinti ciascuno da motivazioni che a distanza di tempo i 3 non sapranno perfettamente spiegare, questi 3 unici e grandi personaggi costituiscono quelle zone d'ombra che meglio raccontano- almeno per noi atypici- un luogo, un territorio, una città e, vista la grandezza dei 3, forse un'epopea. Leroy purtroppo non c'è più, ha lasciato a Bologna un ricordo offuscato dalle droghe e dalla malattia e performance nostalgiche di quando era il Principe di "Fame". Vito Equatore è scappato da Novi (provincia di Bari) per ragioni lavorative e familiari; Abel Ferrara non trovava più un finanziatore americano per i suoi films. Storie di artisti forse al capolinea, in cerca di restyling in una città che non dimentica il passato. Lo Mummifica. E allora come d'incanto Leroy da Bologna arriva direttamente al "Costanzo Show", Abel Ferrara riceve un paio di miliardi di vecchie lire per il suo "Mary", Vito Equatore diventa l'uomo immagine di Vicolo Bolognetti, dopo l'annosa vicenda della mostra sulla Madonna piange sperma di cui Equatore è stato l'ideatore. Ma perchè a Bologna tutto ciò è possibile?
Cercherò di dare una spiegazione. Leroy e Abel sono newyorkesi, Equatore è barese, però per molti anni è stato emigrante all'estero. E' chiaro e palese a tutti che New York i propri eroi prima li celebra, poi quando non funzionano più, li distrugge con la rapidità di un Boeing, così forse anche il Lussemburgo. Bologna è più buona, molto più buona, anzi buonissima. E ha poi un amore incondizionato per tutto ciò che è americano, amore che si è consolidato dall' avvento dello yuppiesmo negli anni 80. Bologna li accoglie, li protegge, li vizia e non se ne libererà mai. Non può e non vuole farlo, Bologna è uno spazio senza tempo, un luogo che ha nei suoi Mingardi, Guccini-lo trovate ancora all'Osteria da Vito- Morandi, Dalla, i propri paladini e se qualcuno se ne fosse dimenticato, la città glielo ricorda con gli immensi cartelloni pubblicitari all'ingresso delle antiche porte. A Bologna Enrico Brizzi sarà sempre il giovane autore di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo"e proprio nel 2004 ha festeggiato i 10 anni dall'uscita del libro. Mingardi è ancora un giovane presentatore, giovanissimo per la Festa dell'Unità, Morandi è un ragazzino, Dalla un bebè. Questo è il destino che abbiamo scelto, e questa è l' occasione che è stata data ad Abel, Leroy e Vito Equatore.
Vito Equatore




Abel Ferrara