sabato 14 giugno 2008

Biografilm 2008- Street Thief


Venerdì 13 giugno ore 10. Arrivo al Lumiere per la 4'edizione del Biografilm Festival- International Celebration of Lives-, mi guardo un po' in giro, saluto Andrea Romeo- direttore e ideatore- e Alan Porta- il suo braccio destro-, vado alla cassa, mi prendo il programma. Non sono in tempo per "Shake the devil off" -iniziava alle 21,30-, rimangono "Street Thief" e "Confessions of a dangerous man" di George Clooney. Scelgo il primo e faccio bene. "2 registi decidono di documentare il lavoro di Kaspar Carr, ladro specializzato di furto con scasso. Le azioni vengono preparate da Carr con incredibili artifici durante il giorno e poi messe in atto con maestria la notte, sotto gli sguardi increduli e complici dei 2 documentaristi. Ma quelli del mestiere non sono gli unici trucchi messi in opera dal protagonista".
Esco eccitato dalla sala. Grande film; anche Erica e Tommaso- amici, ma anche divoratori di celluloide- sono d'accordo, ma rimane un dubbio. Sarà tutto vero? Come hanno fatto gli autori ad avere tutte le liberatorie- non c'è un volto oscurato-?. E qual è la spinta che induce uno scassinatore a farsi filmare fino alle sue azioni più rischiose? Le riprese e il montaggio sembrano fatte apposta per ingannarti, ma allo stesso tempo Kaspar Carr- il ladro- è assolutamente credibile. Non ce la faccio. All'uscita c'è Alan Porta. Devo chiederglielo, è più forte di me: "Alan, è un mockumentary?"
Alan: "Te lo devo proprio dire?" Gli rispondo: "Sì, sono troppo curioso!".
Alan: "Kaspar Carr è il regista"
Incredibile. Qui si toccano proprio i vertici massimi del Mockumentary, Street Thief è il film che più mi ricorda lo straordinario e irraggiungibile "F for Fake" di Orson Welles, ma anche il nostro "The Human Film", di cui il bravissimo critico Gabriele Veggetti così ha scritto in relazione al mockumentary: "La finzione cinematografica, il paradosso della realtà
filmica, è tutto giocato su un tacito patto con colui che
guarda. Posso ingannarti (purchè ti abbia opportunamente
informato) con una costruzione narrativa plausibile,
oppure presentarti la realtà così come la macchina da
presa può cogliere direttamente dagli eventi, senza che
questi vengano in qualche modo modificati da chi li
riprende, con la logica e gli stilemi riconoscibili del
documentario.
E’ su questo discrimine incerto che si operano tutte le
falsificazioni possibili, tutte le contraffazioni dei falsi
documentari che nascondono elaborate “messe in scena”;
pur tuttavia il pubblico viene informato su ciò che sta
guardando, fiction o documentario, vero o falso che sia".

Street Thief's trailer


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Roba un po' di nicchia, no?

Gus

Walter ha detto...

In parte sì in parte no...Forse questa è la strada che si stà intraprendendo negli USA. Staremo a vedere. Da parte mia trovo questo filone assolutamente futuribile!