domenica 21 ottobre 2007

Claudio G. Fava- (Venezia Film Festival 2007)-prima parte

Nato a Genova nel 1929, giornalista professionista dal 1961, assunto nel 1970 alla Direzione Generale della Rai a Roma, si occupò sin dall’inizio di programmazione di film. Dal 1976 responsabile di questo settore a Raiuno, passò poi nel 1981 a Raidue come capostruttura.
Il governo francese lo ha nominato “Officier des Arts et des Lettres”; è la sua unica decorazione).... continua
Incontrato al Festival del Cinema, mi è sembrato subito disponibile e anche curioso, per nulla conformista ed omologato, come una parte dei critici che si piegano ai poteri forti editoriali e televisivi. Si è subito dissociato dall'operazione Muller, mai in chiave polemica, ma come messaggio d'amore verso il cinema che veramente ama: quello occidentale, se poi è in lingua francese ancora meglio. Tra l'altro aveva con sè un DVD della "Grande Illusione" di Renoir, film del 1937, che per fortuna anch'io avevo visto. Un uomo d'altri tempi, grande nostalgico dei films di Melville- uno dei padri dl noir- ma anche totalmente all'oscuro della presenza di un mostro sacro del cinema come David Cronenberg. Fava ci racconta anche di quando Elio Petri- "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto"- nell'atto di recensire uno dei tanti capolavori di John Ford, fu obbligato dalla redazione a scrivere: " Un film del fascista Ford".

sabato 20 ottobre 2007

Biografilm al Venezia Film Festival


Biografilm Festival - International Celebration of Lives nasce a Bologna nel 2005. L'ideatore e direttore artistico del festival, Andrea Romeo, spiega così l'origine del progetto: "In un'epoca in cui i media ci propongono come modello la quotidianità dei reality show non ci resta che recuperare exempla che abbiano saputo resistere all'erosione della storia, e vite che abbiano meritato di essere raccontate". Ma anche vite che meritino di essere raccontate per la prima volta, o che meritino di essere raccontate di nuovo, nella convinzione che ogni storia di vita, celebre o meno nota, vicina o lontana nello spazio e nel tempo, reale o immaginaria, possa aiutarci a comprendere anche un po' della nostra storia, e ad orientarci nello scenario contemporaneo. Moltissimi coloro che abbiamo incontrato o ritrovato a Biografilm, grazie a Biografilm: Enrico Mattei, Douglas Adams, Giorgio La Pira, Guglielmo Marconi, Zheng He, Enzo Ferrari, Danilo Dolci, Walt Disney, Marc Bloch, sono solo alcuni dei protagonisti dei focus di approfondimento che il festival ha proposto nelle passate edizioni. Accanto ai focus, colonna portante del festival rimane la selezione ufficiale, che propone uno spaccato rappresentativo della produzione biofilmografica internazionale. Dalla prima edizione sono andati poi via via arricchendosi ed ampliandosi gli spazi tematici, le retrospettive, gli incontri con il pubblico, gli eventi speciali, con mostre e concerti, le grandi anteprime, che hanno intercettato l'interesse sempre più vivace della produzione internazionale nei confronti del genere biografico.
Biografilm Festival rimane legato alla realtà bolognese che l'ha visto nascere e al dialogo con questa realtà, ma ha dall'inizio una vocazione itinerante, che lo spinge verso la circuitazione: un primo esito è stato la speciale edizione di Biografilm a Milano, nel 2006, che ha proposto al pubblico milanese una selezione del meglio del programma della prima edizione.

martedì 16 ottobre 2007

Freak Antoni (un grande atipico, ma anche un grande maestro di vita)



Largo all'avanguardia
pubblico di merda
Tu gli dai la stessa storia
tanto lui non c'ha memoria
Sono proprio tutti tonti
vivon tutti sopra i monti
Compran tutti i cantautori
come fanno i rematori
quando voglion fare i cori
che profumano di fiori.
Me mi piace scoreggiare
non mi devo vergognare
non c'ho niente da salvare.
Me mi piace giocare
giocando coi giochi
ne ho pochi ma buoni
Me mi piace volare facendo dei giri
non brevi ma lunghi.
Me mi piace scoreggiare
non mi devo vergognare
non c'ho niente da salvare.
L'avanguardia è alternativa
non fa sconti comitiva
l'avanguardia è molto dura
e per questo fa paura.
Fate largo all'avanguardia
siete un pubblico di merda
applaudite per inerzia
ma l'avanguardia è molto seria
(Io) vado contro corrente
perché sono demente
e sono ribelle
con l'urlo nella pelle.

domenica 14 ottobre 2007

Squitieri for Tarantino-Venezia Film Festival 2007 (anche se il tifone ce l'ha portato via)



Quentin Tarantino è il grande sponsor globale del cinema italiano di genere, e si deve a lui la spinta per l'allestimento di una sezione speciale tutta dedicata allo "spaghetti western" - espressione inventata in Italia, contrariamente a quanto si crede - in questa mostra del cinema di Venezia.
Il cinema italiano di "serie B" - anche Sergio Leone fu giudicato un autore di "bassa classifica" quando uscì con "Per un pugno di dollari" - ch'è stato elogiato apertamente da un'intera, talentuosa generazione di registi americani, oltre al già citato maestro del "pulp" : Joe Dante, Brian De Palma e Tim Burton, opportunamente premiato "alla carriera" dalle mani del suo attore "feticcio" Johnny Depp, che ha scatenato le isterie di tante donne venute alla passerella del Lido per lui ed anche Richard Gere.
Ci voleva il "tifone Tarantino" per rivalutare lo spaghetti western, con tanti protagonisti presenti al Lido.
Volevamo incontrare Quentin ma un tifone ha impedito il volo aereo per l'Italia, e allora ci siamo consolati parlandone con Pasquale Squitieri - "anfitrione" disponibile e piacevole - che elogia il cinema italiano degli anni '70, rammaricandosi che quella generazione di filmaker italiani "saccheggiata" nelle idee dai coetanei yankees non raggiunse mai i grossi budget ed il cinema commerciale, parte distrutto dall'avvento delle tv berlusconiane nei "fantastici" anni '80, e quel che n'è rimasto è stato colonizzato dall'industri Usa con prodotti talvolta buoni ma altre volte inguardabili.
Ed è sopravvissuta la commedia all'italiana, ormai parodia dei film del boom, becera, replicata oltre ogni buon senso ed incredibilmente rivalutata da certa critica.
Di diversa opinione è stata invece Amanda Sandrelli - giurata del festival - che abbiamo incontrato in autobus : più legata allo sceneggiato e al cinema "tradizionale", apprezza solo "Le iene" e "Pulp fiction", mentre giudica "trash" la produzione successiva ch'è chiaramente legàta al cinema amerikano di genere nelle situazioni e nel ripescaggio di attori di culto.
Ringraziamo la disponibilità dell'attrice nei nostri riguardi, pirati da festival che non siamo altro.

(Bufalo)

sabato 13 ottobre 2007

Amanda Sandrelli vs Quentin Tarantino











L'investitura di Marco Muller come direttore del Film Festival di Venezia, sembra sia stata una delle poche e ultime genialate di Vittorio Sgarbi, allora sottosegretario alla cultura nel Governo Berlusconi. L'idea del "Tarantino testimonial" negli ultimi Festival al Lido, è un'idea di Marco Muller. 3 uomini, 3 semplici (si fà per dire) passaggi, per rivalutare un festival entrato in crisi. Crisi di idee da eccesso di politicizzazione e nepotismo.
Tarantino si porta con sè esperienze e percorsi cinefili imprevedibili, mai scontati, unici, forse irripetibili, in sintonia con l'idea di cinema che ha il bravo Muller. Così, grazie ai 2, il cinema italiano di genere (bellissimo) è stato rivalutato (quest'anno è stata la volta del Western). E poi è stata aperta anche una importante finestra sul cinema asiatico per troppo tempo lasciato ai margini. Ma attenzione, che ci sia un prezzo da pagare come in tutte le buone azioni? Ne hanno soprattutto guadagnato il Festival in termini di prestigio ed il pubblico in termini di qualità e differenziazione dell'offerta. E Tarantino? L'eccessivo orientamento al marketing del Maestro di Knoxville, che negli ultimi 2 suoi films, ha deciso di fare un'operazione sul cinema e per il cinema, aprendosi all'Oriente con Kill Bill (il film è buono) e omaggiando il cinema Exploitation Low cost degli anni 70 (quello senza effetti speciali) con l'operazione Grindhouse (riuscita forse solo a metà), porta dentro di sè una riduzione dell'immaginario filmico del Maestro.
Tarantino ha perso la freschezza dei primi 2 capolavori assoluti (anche Jackie Brown) e se lì le citazioni e gli omaggi erano inseriti all'interno di una idea di Pulp tutta sua e assolutamente originale, con Grindhouse gli omaggi e le citazioni fanno e sono il film, ma non sono al servizio di un grande idea. Amanda Sandrelli (figlia di Stefania e in aperta polemica con Tarantino), incontrata per caso sull'autobus, se ne è accorta e c'è l'ha detto serenamente davanti alla camera. Certo che difendere il cinema italiano di oggi, salvo qualche rara eccezione (Sorrentino, Garrone e pochi altri) a me sembra imbarazzante e privo di senso.
La polemica sulla qualità del cinema italiano, innescata da Tarantino, e raccolta da Stefania Sandrelli, continua....
Prossimamente il parere di Pasquale Squitieri.
voi cosa ne pensate?

martedì 9 ottobre 2007

Nela Lucic:"Mostro il culo a Tinto Brass e non provo vergogna alcuna" (un'intervista atipica).


Festival di Venezia 2007. Mi trovo insieme ad Alex Zanotti ed al Bufalo in uno spazio adiacente al bar dell' Hotel Excelsior, uno spazio Red Bull, tutto alcool e testosterone a mille. C'è Elisabetta Canalis che dal vivo presenta un attrezzo per rassodare spalle e glutei. La Canalis sembra più tirata del solito, è molto magra, non proprio come un grissino, però per i buongustai le forme giuste al posto giusto hanno una certa importanza. Dimostra anche meno dei suoi 30 anni.
In video è meglio che dal vivo. Sarà che i pixels ingrassano. Dan Peterson diceva del grande Larry Bird,(Boston Celtics) che la TV non gli dava giustizia e che dal vivo aveva un fisico longilineo e perfetto per il basket. Sarà! Ci avviciniamo a Fabio Testi. E' ancora un figo. 65 anni, fisico da 45 enne, sorriso autocompiaciuto di uno che ha vissuto alla grande e continua a farlo. Un vero vitellone, degno figlio del boom economico. Parla con noi del suo problema con la patta dei pantaloni, capitatogli anche in teatro. Figuraccia. Si avvicina con fare piacione alla Canalis. Si presta anche a provare in diretta l'attrezzo rassodante. Lei è intimidita dalla presenza del campione. Andranno poi via mano nella mano. Lui la tromberà? Forse.
Poi una visione celestiale, altro che la Canalis. Nela Luic, attrice bosniaca appena 30enne, fisico mozzafiato, una autentica puledra. Mora, mega tette, vestito attillato, culo da capogiro, scarpe di raso con inserti d'oro e una voce sensuale.
Ho capito perchè Tinto Brass l'ha voluta come attrice nel suo ultimo film "Monamour". Tiro fuori subito la telecamera tascabile, la guardo negli occhi e dico la parola magica: "Dagospia".
Ci mettiamo in disparte per l'intervista.
Argomenti trattati:
-il culo come strumento di comunicazione visiva
-il provino con il maestro Tinto Brass
-ma le tette servono a qualcosa?
-i progetti futuri di Nela